Scuole occupate, il fronte si allarga: da Torino a Roma cresce la protesta
Dopo le mobilitazioni francesi, studenti italiani annunciano nuove iniziative e contestano costi, strutture e politiche sull’istruzione
Le occupazioni negli istituti italiani dividono già il mondo della scuola. Mario Rusconi, presidente dell’Anp Roma, contesta la strategia degli studenti e sostiene che queste iniziative abbiano prodotto soltanto danni: secondo la sua stima, negli ultimi due anni le devastazioni avvenute negli istituti della capitale hanno richiesto oltre 2 milioni e 500 mila euro, coperti dalla collettività attraverso le tasse.
Di segno opposto la lettura di Simone Montori, coordinatore regionale della Rete degli Studenti Medi del Lazio, secondo cui le proteste in corso in Francia dimostrano l’efficacia della mobilitazione organizzata. «Quando gli studenti si organizzano con determinazione i risultati arrivano», ha affermato.
Le ragioni comuni della protesta
Tra le rivendicazioni indicate dai ragazzi italiani compaiono il finanziamento insufficiente dell’istruzione, le condizioni precarie degli edifici scolastici e l’aumento del costo della vita. Sono temi che, a loro giudizio, avvicinano la protesta nazionale a quella sviluppatasi oltre confine.
A Parigi sono arrivati rappresentanti della Rete degli studenti, del collettivo Osa e dell’Unione degli universitari per incontrare i coetanei francesi e manifestare il proprio sostegno. Pietro Clementelli, 23 anni, giunto da Roma, ha riferito che il sistema francese di selezione per l’ingresso all’università è sottoposto a una forte pressione e che alle manifestazioni hanno partecipato moltissimi studenti, sostenuti dai sindacati. A suo avviso, la mobilitazione potrebbe proseguire a lungo perché il governo non avrebbe ancora accolto le richieste avanzate.
Roma prepara nuove iniziative
Nella capitale il liceo Cavour è stato tra gli istituti interessati dalle proteste. Il collettivo Osa denuncia provvedimenti disciplinari, minacce e l’intervento della polizia dopo un’azione politica organizzata all’interno della scuola, descrivendo quanto accaduto come una risposta repressiva rivolta anche a studenti molto giovani.
Intanto, al liceo scientifico Avogadro l’accesso è stato delimitato con transenne. Al Newton si sono svolti incontri e presidi, mentre davanti al Galilei è comparso uno striscione indirizzato contro il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara. Gli studenti del liceo francese Chateaubriand si preparano inoltre a riunirsi per esporre preoccupazioni e richieste.
Torino e Bologna al centro
La mobilitazione ha raggiunto anche Bologna, dove circa cento universitari e studenti delle scuole superiori hanno programmato un corteo nel quartiere universitario. Le organizzazioni studentesche prevedono un’intensificazione delle iniziative nei prossimi giorni.
A Torino, il liceo Regina Margherita e l’istituto tecnico Giulio sono stati occupati lunedì. Il giorno successivo la protesta ha coinvolto anche il liceo Lagrange del capoluogo piemontese, mentre a Roma è stato occupato il liceo Cavour: una sequenza di episodi che potrebbe preludere a nuove mobilitazioni in altre città italiane.
Due date già cerchiate
Nel calendario degli studenti figurano due appuntamenti. Il primo è il 17 ottobre, quando la Cgil promuoverà “Via Maestra” per difendere la scuola pubblica e la Costituzione.
Il secondo è fissato per il 20 novembre, giornata dello sciopero studentesco internazionale. In quell’occasione gli studenti intendono scendere in piazza per chiedere maggiori risorse per il diritto allo studio e opporsi alla crescita delle spese destinate al riarmo.
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