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Cronaca 2 min di lettura50 min fa

Sanità, l’allarme italiano: le liste d’attesa restano il nodo principale

La maggioranza vede nella tecnologia una possibile risposta ai ritardi, ma sull’intelligenza artificiale prevale ancora la cautela.

La tecnologia potrebbe contribuire a ridurre i tempi necessari per ottenere visite ed esami: ne è convinto il 74,5% degli italiani. Quando però si parla di strumenti più avanzati e di intelligenza artificiale applicata alla sanità, l’ottimismo scende al 57%, segnale di una fiducia ancora parziale verso le nuove soluzioni.

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L’IA convince meno del digitale quotidiano

L’indagine, realizzata da Fpa insieme all’Istituto Piepoli su un campione rappresentativo della popolazione italiana, è stata presentata durante Forum PA Sanità 2026. Le risposte mostrano che i cittadini utilizzano soprattutto servizi ormai familiari, come ricette elettroniche, prenotazioni, pagamenti e accesso telematico ai referti.

Restano invece meno diffusi gli strumenti che richiedono un rapporto più diretto con la tecnologia: tra questi figurano le televisite, le applicazioni per controllare i parametri di salute e le prestazioni basate sull’intelligenza artificiale. Mariano Corso, cofondatore degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano e presidente di P4I, ha osservato: «I cittadini non respingano il digitale, anzi lo utilizzano sempre di più».

Secondo Corso, il margine di crescita maggiore riguarda proprio le funzioni più evolute, soprattutto quelle che coinvolgono l’IA. La prossima sfida, ha aggiunto, sarà fare in modo che questi strumenti diventino abituali anche per i pazienti e per gli operatori.


Le attese restano il problema centrale

Il disagio più avvertito riguarda comunque la durata delle attese per visite, accertamenti e altre prestazioni: lo indica il 74% degli intervistati. Al secondo posto compare la scarsità di medici, infermieri e altri professionisti della salute, segnalata dal 56%, mentre il 39% indica come criticità l’incremento delle spese pagate direttamente dalle famiglie.

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Lo stesso ordine di preoccupazioni emerge guardando al prossimo decennio. I cittadini, quindi, considerano ancora irrisolti sia il problema dell’accesso tempestivo alle cure sia quello delle risorse disponibili nel sistema sanitario.

Gianni Dominici, amministratore delegato di Fpa, ha invitato a non concentrarsi soltanto sulle difficoltà: «Pur non volendo negare le criticità esistenti, dobbiamo guardare anche a quanto è stato fatto in questi anni, ai tanti progetti di innovazione digitale e organizzativa che sono stati avviati e realizzati a livello centrale e locale».

I risultati delineano così un atteggiamento doppio: da una parte la tecnologia è vista come una possibile risposta concreta ai ritardi, dall’altra le soluzioni più sofisticate non sono ancora percepite come pienamente affidabili o familiari.

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