Leone XIV, il dato che rassicura: nessuna terapia, solo controlli
L’analisi del tumore polmonare conferma una malattia iniziale senza metastasi: per il Pontefice è previsto un programma di sorveglianza nel tempo.
Il percorso del Pontefice proseguirà con verifiche mediche regolari, anche se i suoi specialisti hanno escluso la necessità di altre cure oncologiche. Nei primi due anni l’attenzione sarà maggiore, con esami ravvicinati per controllare l’eventuale ricomparsa della malattia e accompagnare il recupero dopo l’intervento.
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La sorveglianza sarà più intensa all’inizio
Secondo Massimo Di Maio, presidente dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), il monitoraggio prevede normalmente visite e accertamenti a intervalli più brevi durante i primi 24 mesi. In seguito, le verifiche possono diventare meno frequenti, sulla base della situazione clinica complessiva e delle caratteristiche del tumore.
Le raccomandazioni Aiom per chi è stato operato di una neoplasia polmonare indicano una Tac del torace con mezzo di contrasto ogni sei mesi nei primi due anni. Dal terzo anno e fino al quinto dalla diagnosi, l’esame viene in genere eseguito una volta l’anno. Il calendario può comunque essere adattato dai medici; quando serve, vengono valutati anche gli aspetti legati al recupero della respirazione.
L’esame conferma il quadro più favorevole
L’analisi del tessuto rimosso ha mostrato che i linfonodi non contengono cellule tumorali, confermando quanto già suggerito dagli esami svolti prima dell’operazione. Non sono state inoltre individuate metastasi in organi distanti: il quadro è quindi quello di una patologia circoscritta e diagnosticata in fase iniziale.
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“L’esito dell’esame istologico del tumore rimosso a Papa Leone XIV conferma lo scenario migliore tra quelli ipotizzabili al momento dell’intervento”, ha spiegato Di Maio. La valutazione oncologica successiva ha considerato favorevole la prognosi e, proprio per queste caratteristiche, non ha indicato ulteriori trattamenti.
Intervento con obiettivo curativo
Il tumore era un adenocarcinoma del polmone destro ed è stato asportato chirurgicamente con finalità curativa. L’operazione si è svolta il 13 ottobre al Policlinico Gemelli di Roma; l’assenza di interessamento linfonodale e di diffusione a distanza rappresenta, secondo l’oncologo, un elemento particolarmente positivo.
Di Maio ha tuttavia ricordato che nessun intervento consente di azzerare completamente la possibilità di una recidiva. Nei tumori polmonari individuati precocemente il pericolo è più ridotto rispetto alle forme avanzate e, in alcune situazioni, può arrivare intorno al 20%; la percentuale varia in funzione di diversi fattori, tra cui le dimensioni della lesione. “Quando il tumore è particolarmente piccolo i rischi sono anche più contenuti”, ha precisato lo specialista.
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