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Cronaca 2 min di lettura31 min fa

Gasolio quasi raddoppiato: la pesca si ferma e chiede aiuti subito

La protesta partita dall’Alto Adriatico coinvolge numerosi porti italiani: Confcooperative sollecita interventi urgenti contro costi e vincoli europei

Per molte imprese uscire in mare non è più sostenibile: il carburante può arrivare a rappresentare oltre il 60% delle spese operative. Da qui nasce la mobilitazione dei pescatori, con i pescherecci fermi in diversi porti e la richiesta al Governo di varare misure immediate già nel Consiglio dei ministri di oggi.

La protesta è partita dalle marinerie, in particolare da quelle dell’Alto Adriatico, ma si è rapidamente estesa a Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Emilia-Romagna, Marche, Abruzzo e Molise. Confcooperative Agroalimentare e Pesca segnala inoltre il peso delle regole europee, tra riduzione delle giornate in mare e nuovi adempimenti per le aziende.

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Il carburante mette a rischio i posti

Ad Ancona le imbarcazioni sono rimaste ormeggiate per denunciare l’impennata del gasolio. L’iniziativa è sostenuta dalle 43 marinerie che hanno sottoscritto il documento trasmesso il 22 settembre al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, con le richieste dell’intero comparto.

Apollinare Lazzari, della cooperativa produttori di Ancona, ha riferito che l’adesione riguarda ormai quasi tutta la flotta nazionale, con poche eccezioni, e comprende anche numerosi pescherecci di Civitanova. Nel porto marchigiano il carburante acquistato direttamente in raffineria costa tra 1,15 e 1,20 euro al litro; la media italiana, secondo il rappresentante, è salita a circa 1,30 euro.

Il prezzo è quasi raddoppiato rispetto all’anno precedente, quando si aggirava sui 65 centesimi al litro. Lazzari ha riassunto così la difficoltà degli armatori: «A queste condizioni non ce la facciamo». La sua imbarcazione dà lavoro a otto persone e, se la situazione non cambierà, potrebbe essere necessario rinunciare a due addetti. Per i lavoratori, inoltre, non è ancora disponibile la cassa integrazione.

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Dai porti arriva l’ultimatum

Anche a Pescara l’intera marineria ha lasciato i pescherecci in banchina. La categoria si è riunita per decidere i prossimi passi della protesta, alla presenza attesa di Emanuele Imprudente, assessore all’Agricoltura, Caccia e Pesca dell’Abruzzo e vicepresidente della Giunta regionale.

La mobilitazione era cominciata il giorno precedente nel vicino Molise. Doriano Camplone, presidente dell’Associazione Pesca Professionale “Mimmo Grosso”, ha avvertito che l’iniziativa potrebbe inasprirsi: «Siamo pronti a passare da un fermo pacifico a scioperi più importanti» se dalle istituzioni non arriveranno risposte.


Le richieste al Governo

Il comparto chiede un intervento d’emergenza sul costo del gasolio, considerato il principale fattore che sta comprimendo i margini delle imprese. Alla spinta dei prezzi, legata anche al conflitto nel Golfo, si sommano le limitazioni europee sui giorni di pesca e gli obblighi amministrativi giudicati sempre più onerosi.

Confcooperative Agroalimentare e Pesca ha raccolto la situazione delle marinerie coinvolte e sollecita decisioni rapide in Consiglio dei ministri. Senza sostegni, la sospensione delle attività rischia di trasformarsi in una crisi occupazionale per armatori ed equipaggi.

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