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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Registri e formazione per l’amiloidosi cardiaca, dice Merlo

Il cardiologo della Sic propone percorsi comuni, medicina di precisione e maggiore preparazione sui test genetici

Per affrontare l’amiloidosi con interessamento cardiaco servono registri, protocolli condivisi e una formazione medica più aggiornata. Lo ha spiegato Marco Merlo, cardiologo dell’Università di Trieste e dell’Azienda sanitaria universitaria Giuliano Isontina, intervenuto da remoto a Roma alla presentazione del documento promosso dall’Osservatorio malattie rare sulla personalizzazione delle cure nell’amiloidosi cardiaca da transtiretina.

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Una malattia che riguarda tutto l’organismo

Secondo Merlo, l’amiloidosi cardiaca non può essere considerata soltanto una patologia del cuore. «L’amiloidosi è una malattia sistemica che vede il cuore come uno dei problemi coinvolti, quindi una malattia dell’organismo», ha ricordato il cardiologo, membro della Società italiana di cardiologia.

La gestione dei pazienti richiede quindi di combinare strumenti diagnostici avanzati, come i test genetici, e terapie mirate con un’assistenza capace di tenere conto dell’età e delle altre malattie spesso presenti. L’obiettivo indicato da Merlo è una presa in carico complessiva, senza ridurre la persona alla sola diagnosi.


Il registro della Società di cardiologia

Tra le proposte c’è la creazione di basi di dati utili a sostenere la ricerca e a comprendere meglio la malattia. La Società italiana di cardiologia sta lavorando a un registro dedicato ai casi con coinvolgimento cardiaco, insieme ad altre società scientifiche e con la collaborazione dell’Istituto superiore di sanità.

Questi strumenti dovrebbero contribuire a individuare i percorsi terapeutici più adatti e a fornire dati per il confronto con le istituzioni. Un altro obiettivo riguarda l’accesso equo ai test diagnostici e alle cure, così da ridurre le differenze nella presa in carico dei pazienti.

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Più collaborazione tra specialisti

Merlo ha indicato anche la necessità di rafforzare il rapporto tra le diverse discipline e di definire procedure comuni, da adattare successivamente alle singole realtà regionali. L’amiloidosi, infatti, può richiedere il contributo di più competenze cliniche e non può essere gestita attraverso un unico punto di vista.

La preparazione degli operatori sanitari è considerata un altro passaggio essenziale. «L’applicabilità di un test genetico prevede che noi siamo a conoscenza di cosa vuol dire un test genetico», ha affermato Merlo, collegando la stessa esigenza all’impiego dei farmaci basati sulla medicina di precisione.


La formazione già dall’università

Per il cardiologo, l’aggiornamento deve iniziare nei corsi universitari e proseguire nelle scuole di specializzazione. I medici dovrebbero imparare a usare la precisione diagnostica e terapeutica mantenendo una valutazione complessiva delle condizioni della persona.

La richiesta, ha concluso Merlo, riguarda l’intero sistema formativo e non soltanto la cardiologia. La cura dovrebbe considerare il paziente nella sua globalità, soprattutto quando l’età avanzata e la presenza di più patologie rendono più complessa la scelta del percorso assistenziale.

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