Quadrilatero della moda sotto pressione: negozi chiusi e paura a Milano
Dopo gli scontri del fine settimana, tra vetrine blindate e presidi delle forze dell’ordine commercianti e clienti temono nuove tensioni.
Un uomo arrivato a Milano per passeggiare tra le boutique racconta di aver trovato molte saracinesche abbassate. «Siamo venuti per fare un giro ma abbiamo trovato quasi tutto sbarrato», spiega osservando i marciapiedi controllati dalle forze dell’ordine. La presenza della polizia, aggiunge, rende l’atmosfera insolita e dà l’impressione che possa accadere qualcosa da un momento all’altro.
Anche chi lavora nei negozi vicini descrive una giornata segnata dall’apprensione. Il titolare di una calzoleria riferisce che basta vedere in strada un gruppo di giovani più numeroso del solito per far scattare l’allarme: i commercianti si chiamano tra loro e decidono se restare aperti oppure lasciare i locali. L’ansia di assistere a un’altra vetrina distrutta, osserva, rende molto difficile lavorare.
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Le boutique scelgono la prudenza
Nel cuore del quadrilatero della moda alcune insegne hanno preferito interrompere l’attività già nel primo pomeriggio. Hermès, Chanel e Pomellato hanno abbassato le saracinesche alle 14, mentre Goyard, in via Monti, ha comunicato la chiusura con un avviso legato alle manifestazioni in corso.
La scelta non è uniforme: alcuni esercizi restano operativi, ma con la porta accostata e la possibilità di chiudere rapidamente. Le decisioni vengono prese anche osservando ciò che fanno i negozi vicini, in un continuo scambio di informazioni tra chi teme nuovi episodi e chi prova a proseguire il lavoro.
Polizia schierata tra le vie dello shopping
All’imbocco di via Manzoni è presente una camionetta della polizia, mentre un mezzo blindato presidia l’area di San Babila. I turisti continuano a passare, ma l’attenzione degli esercenti è concentrata soprattutto sui movimenti all’esterno delle vetrine.
La tensione è alimentata anche dal ricordo degli scontri del fine settimana. In zona, un uomo al telefono riassume così la situazione al suo interlocutore: «È tutto chiuso, c’è la polizia, qui succede qualcosa».
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Negozianti collegati per reagire
Le commesse di Intimissimi spiegano di essere rimaste tra le poche ancora al lavoro in via Montenapoleone, pur tenendosi pronte a chiudere senza preavviso se la strada dovesse diventare pericolosa. Tra gli operatori della zona è attiva anche una conversazione su WhatsApp, utilizzata per segnalare quali attività abbiano già abbassato le serrande.
Il confronto serve a valutare in tempo reale il comportamento più sicuro. La preoccupazione principale riguarda i possibili danni economici: gli esercenti vogliono evitare di subire perdite paragonabili a quelle registrate da altri negozi durante gli episodi precedenti.
Il ricordo delle vetrine distrutte
In via Torino, il responsabile di Rinascimento racconta che alcune persone hanno usato tavoli di ferro contro la vetrina mentre lui cercava di proteggere clienti e dipendenti. In breve tempo il vetro è ceduto e alcuni manifestanti sono riusciti a entrare nel punto vendita.
Gli episodi già vissuti rendono ogni segnale difficile da interpretare. «C’è un’aria pesante, guardiamo continuamente fuori per capire cosa succede», riferisce un commerciante della zona, spiegando che la porta viene lasciata quasi chiusa per poter abbassare immediatamente la saracinesca se la situazione peggiorasse.
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