Milano sotto tensione: negozi chiusi e merce ritirata per paura di nuovi scontri
Nel centro storico diversi esercizi hanno abbassato le saracinesche e spento le luci dopo l’allerta diffusa nel pomeriggio: i commercianti denunciano danni economici e forte preoccupazione.
Nel centro storico di Milano la paura per nuovi disordini ha spinto diversi commercianti a chiudere i negozi e a mettere al sicuro la merce. Dopo gli scontri del fine settimana e gli episodi del 18 ottobre, le attività sono rimaste vuote, con le luci spente e le vetrine private dei prodotti più esposti al rischio.
A far scattare l’allarme è stata una comunicazione condivisa in una chat che riunisce l’associazione di categoria e i vari esercizi. Dalle 15, secondo quanto riferito da un commerciante, gruppi di persone avrebbero iniziato a muoversi per la città e a concentrarsi in alcune zone.
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La paura svuota le vie del centro
Il negoziante ha spiegato che la decisione di abbassare le saracinesche è maturata in un clima di forte apprensione. «La situazione è surreale», ha raccontato, collegando la scelta anche a quanto accaduto il giorno precedente, quando gli eventi sarebbero sfuggiti al controllo.
A restare chiusi sono soprattutto i punti vendita considerati più vulnerabili, tra cui quelli specializzati nell’abbigliamento sportivo. In molti casi i titolari hanno anche tolto i prodotti dagli spazi espositivi, lasciando le strade commerciali con attività inattive e insegne spente.
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Un conto pesante per commercianti e città
L’assenza dei negozi si ripercuote sui ricavi, ma anche sull’immagine del centro milanese. Il commerciante ha sottolineato che clienti e turisti arrivano davanti alle saracinesche abbassate senza conoscere il contesto, mostrando stupore per una situazione che gli operatori definiscono senza precedenti.
Secondo la testimonianza, il timore non riguarda soltanto la possibile perdita degli incassi della giornata. Gli esercenti lamentano un danno più ampio per la città e descrivono uno stato d’animo segnato dall’incertezza: «La paura è tanta», ha detto il commerciante, spiegando quanto sia difficile lavorare mentre cresce l’allerta per nuovi raduni e disordini.
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