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Cronaca 2 min di lettura11 min fa

Proteste dei Tir, l’allarme mafia scuote il Sud: cosa sta accadendo

Nordio teme infiltrazioni criminali nella mobilitazione contro il caro carburante, mentre il governo vara nuovi sostegni e organizza le scorte ai mezzi

Il rischio che la criminalità organizzata sfrutti la protesta degli autotrasportatori preoccupa il governo. «Che ci siano e possano infiltrarsi e sfruttino questa situazione questo è altamente probabile», ha affermato il ministro della Giustizia Carlo Nordio in un’intervista a Sky Tg24, distinguendo però tra la possibilità di infiltrazioni e la capacità delle mafie di controllare la mobilitazione.

A Napoli e Bari i sindaci hanno segnalato il pericolo di una paralisi delle rispettive città, mentre le opposizioni chiedono alla presidente del Consiglio di riferire in Parlamento sulla gestione dell’emergenza.

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Controlli e scorte per i rifornimenti

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha sollecitato prefetti e questori a prestare attenzione a eventuali presenze criminali nelle manifestazioni. Il Viminale punta inoltre a mantenere disponibili alimenti e altri beni essenziali, assicurando interventi per ridurre gli effetti dei blocchi.

Le forze dell’ordine potranno accompagnare i camionisti che ne faranno richiesta. Nell’area di Napoli e provincia, intanto, circa 500 mezzi risultano già in viaggio, mentre sono previste identificazioni e denunce per chi sarà ritenuto responsabile delle interruzioni.


Il Sud resta sotto pressione

In Calabria la revoca della mobilitazione annunciata da Fedralog ha permesso di riavviare la distribuzione nei punti vendita. Le consegne di generi alimentari procedono ancora in modo irregolare, ma la situazione si sta avvicinando alla normalità; sono ripartiti anche i rifornimenti di benzina e diesel tramite autobotti.

La tregua non riguarda però l’intero Mezzogiorno. In diverse aree i blocchi continuano a rallentare la circolazione delle merci e alimentano i timori per la disponibilità di carburante e prodotti nei negozi. In Sicilia l’Associazione imprese autotrasportatori siciliani ha interrotto la protesta soltanto in alcuni punti, dopo le iniziative avviate sull’autostrada Messina-Catania, davanti al porto di Palermo e lungo altre strade dell’isola.

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Pescherecci fermi per il gasolio

Il rincaro del carburante ha coinvolto anche il comparto della pesca. Numerosi pescherecci non hanno lasciato i porti dell’Adriatico, soprattutto nelle Marche e in Abruzzo, perché i costi di esercizio sono considerati ormai insostenibili.

La mobilitazione degli autotrasportatori, nata contro il prezzo del gasolio, prosegue dunque nonostante le misure annunciate dall’esecutivo. Il protrarsi delle agitazioni rischia di avere conseguenze non soltanto sui trasporti, ma sull’intera catena degli approvvigionamenti.


Gli aiuti approvati dal governo

Nel frattempo il Consiglio dei ministri ha dato il via libera a un decreto legge con interventi urgenti destinati all’autotrasporto, all’agricoltura e alla pesca. Il provvedimento dovrebbe offrire una risposta economica alle categorie colpite dall’aumento dei costi energetici.

Edoardo Rixi, viceministro al Mit, ha spiegato che tra marzo e agosto sono stati messi a disposizione 480 milioni di euro, ai quali si aggiungono 60 milioni per settembre e per i primi giorni di ottobre. Ha inoltre precisato che i crediti d’imposta potranno essere utilizzati anche nei primi mesi del 2027 e che le prime imprese dovrebbero poterli impiegare già dalla prossima settimana.

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