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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Pensioni 2027, quasi il 3% in più? Ecco chi guadagna davvero

La rivalutazione prevista per gennaio potrebbe superare nettamente quella del 2025, ma percentuali e regole restano ancora da confermare.

Per gli assegni previdenziali il 2027 potrebbe iniziare con un aumento vicino al 3%. Le prime proiezioni indicano infatti una rivalutazione intorno al 2,9%, ma il dato non è ancora definitivo e potrà essere corretto nei prossimi mesi.

L’incremento dipenderà dall’andamento dell’inflazione e sarà applicato con modalità diverse a seconda dell’importo della pensione. Anche l’eventuale intervento del governo sulle fasce medio-alte potrebbe modificare il quadro oggi delineato.

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La percentuale resta ancora provvisoria

La rivalutazione annuale dei trattamenti previdenziali segue l’andamento dei prezzi al consumo rilevati dall’Istat per le famiglie di operai e impiegati, considerando l’indice Foi al netto dei tabacchi lavorati. Per il 2027 la stima attuale si colloca al 2,9%, in linea con l’inflazione acquisita per il 2026.

La cifra dovrà però essere ufficializzata. A novembre il ministero dell’Economia stabilirà il valore provvisorio con un decreto interministeriale; all’inizio del nuovo anno, dopo la pubblicazione del dato medio definitivo relativo ai 12 mesi, sarà possibile verificare l’eventuale differenza. Se necessario, gli importi saranno sistemati tramite conguaglio.

Rispetto all’1,4% riconosciuto nel 2025, l’ipotesi attuale produrrebbe quindi una crescita più consistente degli assegni. Si tratta comunque di simulazioni, utili per comprendere l’ordine di grandezza degli aumenti ma non ancora definitive.


Ecco come cambiano le fasce

La normativa vigente prevede una rivalutazione piena, pari al 100%, per le pensioni fino a quattro volte il trattamento minimo. Tra quattro e cinque volte il minimo si applica invece il 90%, mentre sulla parte degli assegni oltre cinque volte il minimo la percentuale scende al 75%.

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Con l’ipotesi del 2,9%, gli importi lordi mensili fino a 2.447,40 euro verrebbero aggiornati integralmente a quel tasso. Per la quota compresa tra 2.447,40 e 3.059,25 euro l’aumento teorico sarebbe invece del 2,61%; sulla parte eccedente 3.059,25 euro si applicherebbe una crescita del 2,175%.

Il calcolo avviene dunque per scaglioni e non con un’unica percentuale sull’intero assegno quando vengono superate le soglie previste. Le cifre indicate sono lorde: l’aumento effettivamente incassato può risultare più contenuto per effetto dell’Irpef e delle addizionali locali, salvo i casi compresi nell’area esente da imposte.


Il governo può cambiare il quadro

Le percentuali ipotizzate potrebbero ancora subire variazioni, sia per l’aggiornamento dell’inflazione sia per eventuali decisioni normative. Il costo della perequazione rappresenta infatti un elemento rilevante per i conti pubblici: per il 2027 la maggiore spesa previdenziale è stimata in quasi 15 miliardi di euro.

Proprio questo impatto potrebbe spingere l’esecutivo a riconsiderare il sistema applicato agli assegni medio-alti. Tra le possibilità figura il ritorno a un modello simile a quello utilizzato nel biennio 2023-2024, caratterizzato da una rivalutazione meno favorevole per le pensioni più elevate.

Per conoscere gli importi effettivi bisognerà quindi attendere il decreto di novembre e il dato definitivo sull’inflazione. Fino ad allora, il 2,9% resta una previsione e non una percentuale acquisita.

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