Dopo l’allarme sui Pfas, Cordiano diventa cavaliere: «Non li conosciamo ancora
Nel 2010 l’ematologo Vincenzo Cordiano segnalò la contaminazione legata alla produzione di Trissino; oggi riceve il riconoscimento della Repubblica
La vicenda dei Pfas in Veneto torna al centro dell’attenzione attraverso la storia di Vincenzo Cordiano, l’ematologo che nel 2010 segnalò il rischio legato alle sostanze prodotte a Trissino. A distanza di anni, il medico è stato nominato cavaliere della Repubblica.
Il riconoscimento arriva dopo l’allarme lanciato quando la portata della contaminazione non era ancora pienamente compresa. Cordiano ha ricordato che, in quella fase, chi sollevava dubbi veniva trattato come un «apprendista stregone».
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Cordiano, dalla diagnosi al riconoscimento
Nel 2010 l’ematologo portò all’attenzione pubblica la presenza dei composti perfluorati collegati agli impianti di Trissino. La sua segnalazione riguardava una contaminazione che, secondo quanto emerso nel tempo, non restava confinata all’ambiente ma coinvolgeva anche la popolazione.
Oggi Cordiano è cavaliere della Repubblica. Il titolo si lega a un percorso iniziato con una denuncia scientifica e sanitaria, quando le conseguenze dell’esposizione ai Pfas erano ancora oggetto di discussione e mancavano conoscenze approfondite su queste sostanze.
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Gli effetti dei Pfas restano da chiarire
Cordiano ha sottolineato che il problema ha ormai raggiunto l’essere umano. La sua valutazione è netta: si tratta di «inquinanti eterni», la cui pericolosità viene da lui accostata a quella della tragedia di Seveso.
L’ematologo ha però evidenziato anche il limite delle conoscenze disponibili. «Non li abbiamo ancora studiati davvero», ha affermato, richiamando la necessità di comprendere meglio gli effetti dei composti perfluorati e della contaminazione che ha interessato il territorio veneto.
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