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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Pensioni 2027, aumenti vicini al 3% ma c’è un rischio per gli assegni alti

Le prime proiezioni indicano una rivalutazione più consistente rispetto al 2025, ma percentuali e regole potrebbero ancora cambiare prima dell’adeguamento di gennaio.

La rivalutazione delle pensioni potrebbe far crescere la spesa previdenziale di quasi 15 miliardi di euro nel 2027. Proprio per contenere l’impatto sui conti pubblici si valuta una possibile revisione dell’indicizzazione applicata agli assegni medio-alti, con l’eventuale recupero del sistema utilizzato nel biennio 2023-2024, meno vantaggioso per le pensioni più elevate.

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Gli assegni alti restano sotto esame

Le percentuali oggi disponibili sono ancora soltanto indicative e potrebbero essere ritoccate. Le proiezioni servono quindi a delineare l’ordine di grandezza degli aumenti, non a stabilire gli importi definitivi che saranno pagati dal prossimo gennaio.

L’ipotesi di una modifica delle regole si affianca a un dato già rilevante: l’incremento atteso sarebbe nettamente superiore all’1,4% riconosciuto nel 2025. Per chi riceve trattamenti medio-alti, tuttavia, l’eventuale intervento normativo potrebbe ridurre la rivalutazione rispetto alle stime attuali.


Quanto possono crescere gli importi

Con una perequazione ipotizzata al 2,9%, gli assegni lordi mensili fino a 2.447,40 euro avrebbero un incremento della stessa misura. La fascia compresa tra 2.447,40 e 3.059,25 euro sarebbe invece adeguata al 2,61%, mentre sulla quota eccedente i 3.059,25 euro si applicherebbe una crescita del 2,175%.

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La simulazione riguarda valori lordi: l’aumento effettivamente percepito sarebbe più contenuto dopo l’applicazione dell’Irpef. Una differenza non si applicherebbe ai pensionati che rientrano nell’area esente da imposte.


La rivalutazione non è ancora definitiva

La stima del 2,9% deriva dall’inflazione acquisita per il 2026 e rappresenta il riferimento provvisorio per l’adeguamento del 2027. La normativa attuale distribuisce comunque la perequazione su tre livelli: piena rivalutazione fino a quattro volte il trattamento minimo, riconoscimento del 90% tra quattro e cinque volte il minimo e applicazione del 75% oltre questa soglia.

Il valore ufficiale sarà fissato in via provvisoria a novembre con un decreto interministeriale del ministero dell’Economia. All’inizio del 2027 l’Istat renderà disponibile la media definitiva dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, esclusi i tabacchi lavorati; eventuali scostamenti saranno sistemati attraverso un conguaglio.

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