Napoli, il centro storico cambia volto: la sfida sugli affitti brevi
Oltre 11mila offerte e una nuova soglia del 30% per edificio alimentano lo scontro tra residenti, Comune e proprietari
A Napoli il centro storico è diventato il terreno di confronto tra chi denuncia l’espulsione degli abitanti e chi difende il ruolo dei piccoli proprietari. Le offerte di locazione breve hanno superato quota 11mila, con una concentrazione dell’80% nell’area più antica della città: un dato che, secondo quanto mostrato dall’inviata di È sempre Cartabianca, ha spinto il Comune a intervenire.
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Il tetto non spegne la protesta
La delibera comunale stabilisce che ogni edificio del centro storico potrà destinare agli affitti brevi non più del 30% degli alloggi. La norma, però, non si applica alle autorizzazioni già concesse, perché non ha effetto retroattivo.
Chiara Capretti, consigliera di Potere al Popolo nella II Municipalità e attivista della campagna Resta Abitante, ritiene che la misura sia arrivata dopo una trasformazione profonda dei quartieri. «Napoli ha superato Venezia per affitti brevi», ha affermato, sottolineando come la maggior parte delle offerte si trovi proprio nel centro storico.
Residenti e proprietari su fronti opposti
Secondo Capretti, l’espansione delle strutture ricettive ha avuto conseguenze dirette sugli abitanti: diversi inquilini si sarebbero ritrovati senza rinnovo del contratto e costretti a lasciare le proprie case. Per questo la soglia fissata dal Comune viene giudicata troppo alta: la richiesta degli attivisti è un arresto completo delle nuove licenze nella zona storica.
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La contestazione arriva anche dalle associazioni di categoria, ma per ragioni opposte. ABBAC ha annunciato un ricorso al Tribunale amministrativo regionale e il suo presidente nazionale, Agostino Ingenito, considera la delibera «ideologica», negando che Napoli si trovi in una situazione di sovraturismo.
Il ricorso può cambiare tutto
Ingenito sostiene che l’emergenza abitativa non possa essere risolta trasferendo il peso sui proprietari di piccole dimensioni. A suo giudizio, spetta alle istituzioni mettere in campo politiche pubbliche capaci di affrontare la carenza di alloggi, invece di limitare l’attività privata.
Il futuro del centro storico resta quindi incerto. Da una parte gli attivisti chiedono di bloccare ogni nuova autorizzazione per proteggere la residenza; dall’altra le categorie puntano a cancellare il limite del 30% attraverso il ricorso al Tar.
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