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Cronaca 1 min di lettura1 ora fa

Morte Fakir, il nodo della cocaina: cosa sostiene il legale

L’avvocato dei due agenti indagati collega l’ipossia all’assunzione di cocaina e respinge l’ipotesi che il sanguinamento polmonare dipenda dalla compressione.

La morte di Abderrahim Fakir, 42 anni, torna al centro del procedimento aperto dalla Procura di Bologna. Secondo Gabriele Bordoni, difensore dei due poliziotti iscritti nel fascicolo, l’elemento decisivo sarebbe il livello di cocaina rilevato nell’organismo dell’uomo, non una compressione capace di provocare il sanguinamento nei polmoni.


L’ipossia legata alla droga

Dopo aver consultato il proprio consulente di parte, il medico legale Matteo Tudini, Bordoni ha indicato nell’assunzione di stupefacenti la causa principale dell’ipossia che avrebbe portato alla morte. «La causa centrale della morte per ipossia è la droga», ha affermato il legale.

La ricostruzione riguarda anche il sanguinamento alveolare osservato nei polmoni. Per la difesa, quel fenomeno sarebbe compatibile con l’uso di cocaina e non rappresenterebbe la conseguenza di una pressione esercitata sul corpo.

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Il livello oltre la soglia letale

Nel suo intervento, Bordoni ha sostenuto che dalle analisi sarebbe emerso un valore metabolico della cocaina superiore di tre volte rispetto alla dose considerata letale. Questo dato viene indicato dalla difesa come il principale elemento a sostegno della propria lettura delle cause del decesso.

Il legale ha inoltre respinto l’interpretazione secondo cui il sangue nei polmoni sarebbe stato provocato dalla compressione. La posizione è stata esposta dopo il confronto con il consulente medico legale incaricato dalla difesa, mentre gli accertamenti sul caso restano inseriti nel fascicolo della Procura di Bologna.

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