«Metà minori, gli altri pirla»: la notte dei genitori fuori dalla Questura
A Milano, davanti a via Fatebenefratelli, famiglie e amici hanno atteso notizie sui fermati tra paura, incredulità e tensione per le possibili conseguenze.
«Stanotte ci faremo comunità per comunità per ritrovare le facce dei video...». Un agente, uscendo dalla Questura di Milano, ha lasciato intendere che l'attività investigativa non si fermerà ai fermi effettuati durante gli scontri: potrebbero arrivare altri provvedimenti nei prossimi giorni.
La frase è stata pronunciata mentre i familiari cercavano di capire che cosa fosse accaduto ai ragazzi portati in via Fatebenefratelli per l'identificazione. Tra i circa 60 fermati, secondo quanto riferito sul posto, una parte consistente è minorenne; proprio tra questi emergerebbero le situazioni familiari più fragili.
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Le immagini aggravano l'attesa
Agli adulti increduli, gli agenti hanno spiegato che alcuni ragazzi sarebbero stati riconosciuti mentre danneggiavano un negozio di abbigliamento sportivo vicino a San Babila. Un poliziotto ha raccontato di aver identificato con certezza uno dei giovani perché, durante l'assalto a una vetrina, si sarebbe abbassato il passamontagna.
La rivelazione ha gelato i parenti, già provati dall'attesa. Alcuni dei minori avrebbero detto di provenire da una comunità di Cologno Monzese, circostanza che gli investigatori intendono verificare anche attraverso le immagini degli episodi.
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Famiglie tra rabbia e smarrimento
All'esterno della Questura si sono radunati genitori, fratelli e amici. C'era chi fumava per tenere a bada la tensione, chi provava a ricostruire le responsabilità e chi reagiva con rabbia alle notizie ricevute; un padre è entrato negli uffici in lacrime.
Una madre, parlando con un'amica il cui figlio minorenne era tra i presenti, ha mostrato tutta la propria incredulità: il ragazzo avrebbe partecipato a un corteo contro il caro vita pur frequentando una scuola privata. Quando il giovane ha cercato di mostrarsi sicuro di sé, anche esibendo immagini degli scontri su TikTok, lei lo ha zittito e gli ha ricordato che il giorno seguente avrebbe dovuto cominciare a lavorare.
Al telefono, poco prima di varcare l'ingresso per conoscere le accuse rivolte al figlio, un altro genitore ha riassunto così la situazione: «Metà dei fermati sono minori...l'altra metà sono pirla». Intorno a lui, la notte trascorsa davanti alla Questura ha restituito soprattutto paura, disorientamento e il peso delle conseguenze della guerriglia urbana.
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