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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Milano, la guerriglia dei giovanissimi: in Questura anche undicenni

Oltre 200 ragazzi sono stati accompagnati in Questura nel fine settimana: circa l’80% era minorenne e molti hanno seguito la protesta attraverso i social

Il dato che più colpisce nel bilancio del fine settimana milanese è l’età di molti dei ragazzi coinvolti. Su oltre 200 persone accompagnate in Questura tra sabato e domenica, circa l’80% sarebbe minorenne; tra loro ci sarebbero anche giovani di 11, 12 e 13 anni.

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Un’età sempre più difficile da immaginare

La presenza di bambini o quasi adolescenti rende ancora più complesso delineare il profilo dei protagonisti degli episodi di violenza. Alcuni sarebbero stati recuperati direttamente dai genitori, chiamati a riportarli a casa dopo il passaggio in Questura.

In via Torino, secondo quanto ricostruito, un padre avrebbe accolto il figlio con una domanda rabbiosa: «Cosa hai combinato? Sei un cogl…». Una scena che restituisce la distanza tra la gravità dei comportamenti contestati e la quotidianità di ragazzi che, poche ore dopo, dovevano tornare alla vita di tutti i giorni.


Dai video alla piazza in massa

L’abbigliamento può sembrare simile — pantaloni scuri, felpe con cappuccio e passamontagna — ma dietro quei volti ci sono storie diverse. Nel gruppo figurano giovani italiani, ragazzi dell’Est Europa e nordafricani, compresi i cosiddetti maranza di seconda e terza generazione.

Molti non si conoscevano prima di arrivare in centro. A riunirli sarebbero stati soprattutto i filmati circolati sui social: li hanno guardati, condivisi e poi hanno raggiunto la piazza, dove alcuni hanno lanciato bottiglie, sassi e altri oggetti contro le forze dell’ordine per poi allontanarsi rapidamente.

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Protesta, rabbia e nessun progetto comune

Non emerge una regia politica capace di tenere insieme il gruppo. Alcuni ragazzi avrebbero sostenuto di voler protestare senza danneggiare nulla, pur manifestando ostilità verso la polizia; altri avrebbero invece giustificato la devastazione come una forma di opposizione allo Stato e come reazione alla sensazione di essere ignorati.

Tra le motivazioni riferite compare anche la povertà, descritta come il motivo per cui alcuni giovani ritengono di non poter avere nulla. Le provenienze sono molto diverse: i ragazzi sarebbero arrivati anche da Treviglio, Cernusco, Saronno e Lomazzo.


La piazza finisce prima della scuola

Il contrasto più evidente riguarda il ritorno alla normalità. Dopo essersi filmati, abbracciati e mostrati sui social durante gli scontri, molti sarebbero rientrati a casa nella stessa serata, con una giustificazione apparentemente ordinaria: «Domani ho scuola».

La frase riassume la particolare composizione di quelle giornate: episodi di violenza vissuti da alcuni come una scena da riprodurre e condividere, ma anche la presenza di minorenni ancora legati a ritmi e responsabilità familiari.

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