12.000Lettori online ora
Cronaca 3 min di lettura28 set

Livorno, il mako da 2,5 metri sorprende tutti: come è finita

Un esemplare di grandi dimensioni ha ingaggiato una lunga lotta con Marco Volpi a breve distanza dalla costa, prima di tornare libero in mare

La scena che Marco Volpi ricorderà più a lungo non è soltanto quella dei salti fuori dall’acqua, ma soprattutto l’immagine della bocca dello squalo, con denti lunghi e disposti in modo impressionante. «Mi rimarrà impressa la sua bocca», ha raccontato il pescatore livornese, che ha definito l’episodio un confronto tra due grandi predatori: lui è riuscito a portare il mako vicino alla barca, mentre l’animale ha infine riconquistato la libertà.


Un incontro molto vicino alla riva

L’avvistamento ha coinvolto una femmina di squalo mako, la cui lunghezza è stata valutata tra 2,30 e 2,50 metri, con una massa oltre i 110 chilogrammi. Le sue dimensioni hanno colpito Volpi, 57 anni e 34 titoli mondiali nella pesca sportiva dalla barca, abituato da decenni a misurarsi con animali di grandi dimensioni.

La presenza del mako in quella zona ha spinto il pescatore a richiamare alla prudenza chi frequenta il tratto di mare, utilizzato anche dagli appassionati di pesca subacquea. L’invito non nasce dalla volontà di creare allarme, ma dalla consapevolezza che l’animale si trovava a poca distanza dalla costa.


La lenza ha retto cinquanta minuti

L’esemplare ha attaccato un tonnetto allitterato vivo, del peso superiore a un chilogrammo, impiegato come esca durante una battuta dedicata alla ricerca delle ricciole. Volpi, che inizialmente aveva scambiato il pesce per un pesce spada, ha capito soltanto in seguito di avere davanti un mako.

Rimasto solo a bordo, il livornese ha sostenuto la trazione per circa 50 minuti prima di riuscire ad avvicinare lo squalo. Nel corso della lotta il pesce ha compiuto tre balzi, arrivando a superare i due metri sopra la superficie: «Mi sembrava di stare in un film», ha riferito Volpi nel suo racconto.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.


La fuga evita danni all’animale

Quando il mako è arrivato sotto la barca appariva ormai sfinito. Il problema, a quel punto, era rimuovere l’attrezzatura senza aggiungere ulteriore stress e senza avvicinare le mani alla bocca dell’animale, considerata la pericolosità dei suoi denti.

Volpi aveva preparato un coltello fissato al mezzo marinaio per recidere il filo il più vicino possibile all’apparato boccale. Non è stato necessario usarlo: con un movimento improvviso lo squalo si è liberato da solo, tranciando il finale. L’amo, rimasto all’esterno e realizzato in materiale biodegradabile, dovrebbe degradarsi in breve tempo; secondo il pescatore, l’animale si è allontanato in buone condizioni.


Il mako tra record e sorpresa

L’episodio è avvenuto durante la pesca a traina a circa quattro miglia da Livorno, un miglio a sud delle Secche della Meloria, su un fondale di 22 metri. La vicinanza alla terraferma rende l’incontro particolarmente insolito, anche se l’area è frequentata da chi pratica attività in mare.

Le immagini registrate da Volpi non rendono pienamente la mole dello squalo, come lui stesso ha osservato. Il mako è considerato il più rapido tra gli squali e può arrivare a 70 chilometri all’ora; gli esemplari più grandi raggiungono 3,5 metri e un peso di 500 chilogrammi. Per il campione livornese, un’esperienza simile non era mai capitata in 57 anni.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere