L’ex studente indiano torna a scuola per insegnare italiano
Nel Mantovano un ex allievo universitario affianca gli studenti stranieri, mentre l’istituto rivendica il valore dell’integrazione e dei nuovi italiani
Alla scuola dell’infanzia, secondo Giliola Benatti, dovrebbe essere garantita la permanenza fino alle 16. Oggi diversi bambini figli di immigrati lasciano l’istituto alle 11.30 per evitare il costo della mensa e arrivano in prima elementare con una conoscenza ancora fragile dell’italiano. La docente ritiene che questo sia uno dei punti da affrontare anche nel dibattito sulle nuove norme.
La vicepreside dell’Istituto comprensivo Dosolo Pomponesco Viadana, in provincia di Mantova, sottolinea però il clima positivo che si è creato nella scuola: teatro, musica e sport, anche oltre l’orario delle lezioni, diventano occasioni concrete di socializzazione. “Così si realizza veramente l’integrazione”, osserva Benatti.
In classe gli italiani sono già cambiati
Nelle classi dell’istituto la presenza di ragazzi con origini familiari straniere raggiunge circa il 30%. Quando sono emerse le notizie sul decreto del governo, Benatti ha chiesto ai propri alunni chi non avesse la cittadinanza italiana: soltanto due hanno risposto di non possederla, tra cui uno studente albanese considerato tra i più brillanti.
La docente, che insegna Lettere da 25 anni, descrive una realtà nella quale la distinzione tra origine familiare e vita quotidiana appare sempre meno netta. “I nuovi italiani sono una risorsa, se non ci fossero loro molte scuole chiuderebbero”, afferma, riferendosi al ruolo che questi studenti hanno nella tenuta degli istituti dei territori più piccoli.
Un istituto multiculturale
L’Istituto comprensivo Dosolo Pomponesco Viadana riunisce circa 600 alunni, dalla scuola dell’infanzia alla secondaria di primo grado. Tra le famiglie ci sono persone provenienti, tra gli altri Paesi, da Cina, Albania, Romania, Kosovo, Marocco, India e Pakistan.
Benatti racconta di non aver mai incontrato studentesse con il burqa né madri che lo indossassero; il velo, invece, è presente in alcuni casi. Nei colloqui con i genitori che non conoscono l’italiano, la scuola ricorre ai mediatori culturali, così da rendere possibile il confronto con gli insegnanti.
L’ex alunno aiuta chi è appena arrivato
Il sostegno linguistico viene assicurato anche attraverso attività specifiche di potenziamento. A svolgerle c’è pure un ex studente dell’istituto, oggi universitario e di origine indiana, che è tornato nella sua scuola per aiutare i ragazzi ancora in difficoltà con la lingua.
La necessità emerge con particolare chiarezza nelle due terze medie seguite quest’anno da Benatti. In una classe 12 ragazzi su 19 hanno genitori non italiani; nell’altra sono 10 su 20. Molti sono nati in Italia, altri sono arrivati successivamente, ma quasi tutti parlano bene la lingua, con l’eccezione di un alunno appena giunto nel Paese.
Risorse utilizzate senza sprechi
Per sostenere alfabetizzazione e mediazione, l’istituto ha impiegato i finanziamenti destinati alle aree caratterizzate da forte presenza migratoria. Benatti riferisce inoltre che sono state utilizzate anche le risorse del Pnrr disponibili per la scuola, con una partecipazione definita positiva.
Il quadro delineato dalla docente è quindi quello di una comunità scolastica abituata a gestire differenze linguistiche e culturali con strumenti concreti. Per lei, oltre alle risorse, conta soprattutto assicurare ai bambini più piccoli una frequenza scolastica più lunga, così da rafforzare fin dall’infanzia le basi dell’italiano.
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