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Cronaca 3 min di lettura3 ore fa

Influenza nei bambini: la prevenzione si gioca su fiducia e accesso

A Roma istituzioni e professionisti hanno discusso come aumentare le vaccinazioni pediatriche, riducendo le disuguaglianze territoriali e sostenendo le famiglie.

Aumentare le vaccinazioni contro l’influenza in età pediatrica significa intervenire sulla salute dei bambini, ma anche alleggerire la pressione sui servizi sanitari e rafforzare la prevenzione collettiva. È questa la conclusione condivisa al termine del confronto organizzato a Roma, dove istituzioni e professionisti hanno indicato in programmazione, fiducia, informazione e accessibilità i punti decisivi per migliorare le adesioni.

La vaccinazione è stata quindi presentata come parte di una strategia più ampia, capace di incidere anche sugli accessi impropri alle strutture sanitarie e sull’antimicrobico-resistenza. L’obiettivo è rendere il percorso più uniforme e comprensibile, così da trasformare la raccomandazione in una possibilità concreta per un numero maggiore di famiglie.


La prevenzione deve essere accessibile

Il tema è emerso nel confronto conclusivo, moderato da Gerardo D’Amico, giornalista di Rainews24. Alla discussione hanno preso parte Ilenia Malavasi e Guido Liris, in rappresentanza rispettivamente della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, con un’attenzione particolare alle ricadute della vaccinazione pediatrica sulle priorità della sanità pubblica.

Valeria Fava, Responsabile coordinamento politiche della salute di Cittadinanzattiva, ha posto l’accento sulle differenze tra le Regioni. «La prevenzione è un diritto e deve essere concretamente esigibile per tutti, senza dipendere dal luogo in cui si vive», ha affermato, collegando le disparità nelle coperture alla maggiore o minore semplicità dei percorsi disponibili per le famiglie.


Fiducia e servizi più vicini

Il rapporto con i genitori è stato al centro di una tavola rotonda dedicata al ruolo dei professionisti e delle reti territoriali nel contrasto all’esitazione vaccinale. Rino Agostiniani, Presidente della Società Italiana di Pediatria, ha indicato nei pediatri un riferimento essenziale e ha chiesto un’offerta più facile da raggiungere, informazioni comprensibili e una collaborazione stabile tra professionisti, istituzioni e servizi sanitari.

Al confronto hanno partecipato anche Antonio d’Avino, Presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri, Enrico Di Rosa, Presidente della Società Italiana d’Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica, Giulia Ciancarella, Macroarea Simg della Promozione di salute e prevenzione, Michele Pellegrini Calace, Segretario nazionale di Federfarma, e Valeria Fava. La discussione ha evidenziato come la fiducia non dipenda soltanto dalla comunicazione, ma anche dalla possibilità di accedere alla vaccinazione attraverso procedure chiare e omogenee.

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Regioni e dati per colmare il divario

L’incontro ‘Vaccinazione antinfluenzale – La prevenzione comincia dall’infanzia’ è stato promosso da Nomos Centro Studi Parlamentari, con il contributo non condizionante di AstraZeneca. Andrea Costa, Esperto in attuazione Pnrr del Ministero della Salute, ha aperto i lavori richiamando la necessità di leggere i dati sulle coperture e le differenze ancora presenti tra i territori.

Costa ha sostenuto che l’organizzazione dell’offerta, da sola, non è sufficiente: per aumentare le adesioni occorre collegare pianificazione, servizi, comunicazione e rapporto di fiducia con le famiglie. Nel corso dell’appuntamento Paolo Bonanni, dell’Università degli Studi di Firenze, ha affrontato gli obiettivi di sanità pubblica e la programmazione, mentre Lombardia, Puglia ed Emilia-Romagna hanno messo a confronto i rispettivi modelli territoriali.


Bambini ancora poco protetti

I dati europei mostrano che la raccomandazione esiste, ma non sempre si traduce in una scelta vaccinale. Secondo l’European Centre for Disease Prevention and Control, nella stagione 2024/25 tutti i 30 Paesi dell’Unione Europea inclusi nella rilevazione raccomandavano la vaccinazione per bambini e adolescenti, con modalità diverse in base all’età e alla presenza di fattori di rischio.

In Italia, tuttavia, la copertura pediatrica rimane più bassa di quella osservata tra gli adulti, nonostante i bambini siano tra i gruppi maggiormente colpiti dall’influenza. Da qui la richiesta, emersa durante l’incontro, di un’azione coordinata che unisca disponibilità del vaccino, accompagnamento delle famiglie, comunicazione efficace e maggiore uniformità nell’organizzazione dei servizi.

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