Scuola, quattro Comuni contro il tetto del 30%: «Porte aperte
Bologna, Roma, Milano e Bergamo contestano il decreto sulla presenza degli alunni stranieri e chiedono più risorse per una scuola davvero inclusiva.
Il limite del 30% previsto dal decreto sulla scuola diventa il bersaglio di un manifesto sottoscritto dagli assessori all’Istruzione di Bologna, Roma, Milano e Bergamo. Il documento respinge l’idea che l’inclusione possa essere affrontata con divieti e slogan e invita gli altri Comuni italiani a unirsi all’appello.
La protesta parte da Bologna
L’iniziativa è stata presentata durante il Convegno nazionale su Scuole Aperte, ospitato nel capoluogo emiliano. L’incontro ha riunito esperienze dedicate alle attività negli edifici scolastici oltre il normale orario delle lezioni, comprese quelle rese possibili dalle due settimane aggiuntive previste dalla Regione Emilia-Romagna rispetto al calendario ordinario.
A firmare il testo sono Daniele Ara per il Comune di Bologna, Claudia Pratelli per Roma Capitale, Anna Scavuzzo per Milano e Marzia Marchesi per Bergamo. Il manifesto si intitola “La nostra scuola ha le porte aperte e non ha il tetto” e richiama il ruolo degli istituti come luoghi capaci di costruire legami tra persone, culture e comunità.
Il nodo del decreto resta aperto
Secondo gli assessori, il provvedimento approvato dal Consiglio dei ministri, del quale al momento non sarebbe ancora disponibile la versione definitiva, conterrebbe norme difficili da accettare e da applicare. Nel mirino c’è soprattutto la soglia del 30%, riferita a bambini considerati stranieri anche quando sono nati in Italia, oppure quando non possiedono una padronanza sufficiente della lingua italiana.
La contestazione riguarda anche la compatibilità di questa impostazione con il diritto costituzionale all’istruzione. Nel documento si sottolinea che la scuola deve contribuire a rimuovere gli ostacoli e a ridurre le disuguaglianze, non a separare o respingere. «La scuola, i bambini, le comunità non possono essere maltrattate a colpi di propaganda», si legge nel manifesto.
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Più sostegni, non nuove sanzioni
Gli amministratori riconoscono che le condizioni familiari e sociali incidono sul percorso degli studenti. Ritengono però che l’istituzione scolastica debba sostenere le famiglie, anziché attribuire loro colpe o imporre penalizzazioni. Nel testo viene ricordato che anche un basso livello culturale o economico dei genitori italiani può influire sui risultati dei figli, senza che ciò abbia mai comportato l’obbligo di ampliare il vocabolario o di dimostrare la conoscenza del teorema di Pitagora.
Per affrontare le difficoltà, il manifesto indica alcune priorità concrete: mediatori linguistici e culturali, personale adeguatamente retribuito e motivato, classi meno numerose e una maggiore innovazione nella didattica. I Comuni, spiegano i firmatari, stanno già lavorando con risorse limitate ma con grande impegno.
L’appello finale è rivolto alle amministrazioni di tutta Italia, chiamate a condividere una visione della scuola fondata sull’accoglienza e sulle opportunità. «Basta slogan e pensiamo al futuro», è la conclusione scelta dai quattro assessori.
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