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Cronaca 3 min di lettura1 ora fa

Latina, il minorenne in carcere: video e premeditazione nell’omicidio

Le immagini di cinque sistemi di sorveglianza hanno permesso di ricostruire gli spostamenti dell’auto e il possibile coinvolgimento del giovane nell’uccisione di Ibrahim Dibba.

Le immagini raccolte nella zona del delitto hanno dato agli investigatori un elemento decisivo: un’auto riconducibile all’azione è stata individuata nei pressi del luogo dell’agguato prima e subito dopo gli spari. A bordo, secondo la ricostruzione accusatoria, si trovava anche il minorenne fermato per la morte di Ibrahim Dibba, 27enne originario del Gambia, colpito da diversi proiettili la sera del 16 settembre a Latina.

Il giovane è accusato di omicidio pluriaggravato, in concorso con altri maggiorenni non ancora tutti identificati. Il giudice per le indagini preliminari ha disposto il carcere sia per lui sia per un altro adulto, ritenendo presenti un quadro indiziario grave e concrete esigenze cautelari.


Le telecamere seguono l’auto

Gli investigatori hanno esaminato registrazioni e fotogrammi provenienti da cinque distinti impianti di videosorveglianza. Il materiale ha consentito di riconoscere l’utilitaria per modello, colore e targa, oltre a documentare la presenza del minorenne nella zona in due momenti ritenuti significativi.

Il primo passaggio è stato registrato intorno alle 20.07, poco prima dell’omicidio. Il secondo, alle 20.16 circa, è avvenuto a soli tre o quattro minuti dagli spari e nelle immediate vicinanze del punto in cui Dibba è stato aggredito. La vettura è stata poi rintracciata nel centro abitato di Latina grazie alla società di noleggio e al dispositivo di localizzazione satellitare; il mezzo risultava preso in affitto da persone vicine a due degli indagati.


Un agguato legato a vecchi contrasti

Secondo la Procura per i minorenni di Roma, il movente sarebbe maturato nell’ambito di precedenti rapporti tra la vittima e il giovane, collegati allo spaccio di stupefacenti. Tra gli episodi ricostruiti dagli inquirenti figura un litigio avvenuto il giorno prima, nato dal mancato pagamento di un servizio e seguito da uno schiaffo ricevuto dal minorenne.

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All’1.13 del 16 settembre era stata segnalata l’esplosione di due colpi sotto i portici di alcuni edifici in via Pionieri della Bonifica, dove più persone stavano discutendo animatamente. La procura ritiene che quella lite fosse tra il ragazzo e Dibba. Al minore viene inoltre attribuita la cessione, nella stessa giornata, di una quantità non precisata di crack a una persona legata sentimentalmente alla vittima.


Le aggravanti contestate dalla procura

L’accusa considera i motivi dell’omicidio futili e ravvisa anche la premeditazione. A sostegno di quest’ultima vengono indicati la ricerca dell’arma, i sopralluoghi nella zona frequentata da Dibba, l’organizzazione degli spostamenti e l’uso dell’utilitaria sia per arrivare sul posto sia per allontanarsi.

Il fascicolo comprende anche le contestazioni per detenzione e porto abusivo della pistola, ritenuta utilizzata per l’omicidio, oltre all’esplosione di più colpi in una strada e in un’area abitata. Viene contestata anche la minaccia rivolta alla vittima attraverso l’arma da fuoco. Dibba era stato trovato a terra, privo di conoscenza, con diverse ferite all’addome.

La procuratrice per i minorenni di Roma, Giovanna Lebboroni, ha definito il caso «un delitto consumato con modalità efferate che ha destato allarme sociale». In conferenza stampa ha spiegato che l’indagine, condotta insieme alla Procura di Latina e alla Squadra Mobile, punta a chiarire una vicenda che, secondo gli elementi finora raccolti, non sarebbe nata da una reazione improvvisa ma da contrasti precedenti.

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