Idrocefalo normoteso, Zappia: diagnosi e trattamento restano incerti
Il presidente della Sin illustra il ruolo di esami clinici, Tac e risonanza nel distinguere la malattia dal Parkinson
L’idrocefalo normoteso resta difficile da riconoscere e da trattare con certezza. Mario Zappia, presidente della Società italiana di neurologia, ha spiegato che non sono ancora definiti né i pazienti destinati a beneficiare dell’intervento né il momento più adatto per eseguirlo.
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La diagnosi può confondersi
Il problema riguarda anche la distinzione da alcune malattie neurodegenerative. Secondo Zappia, la valutazione deve combinare i dati clinici con quelli ottenuti attraverso Tac o risonanza magnetica, che possono mostrare l’ampliamento dei ventricoli cerebrali.
«Oggi, ad esempio, sappiamo che più del 70% dei pazienti presenta un parkinsonismo», ha ricordato l’esperto durante il 56° Congresso della Sin, in corso a Firenze fino al 27 ottobre. Questo elemento può rendere difficile separare l’idrocefalo normoteso da forme atipiche o da altri tipi di parkinsonismo.
La verifica clinica prende in esame la cosiddetta triade tradizionale: problemi cognitivi, difficoltà nella deambulazione e disturbi urinari. Il quadro, tuttavia, può comprendere anche manifestazioni diverse, da valutare insieme ai risultati degli esami strumentali.
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Intervento e collaborazione medica
L’idrocefalo normoteso è stato identificato più di sessant’anni fa, ma secondo il presidente della Sin presenta ancora aspetti non chiariti. Non è noto con precisione quali persone possano ottenere un beneficio duraturo dalla derivazione, la procedura neurochirurgica che convoglia il liquido in eccesso verso un’altra parte dell’organismo, per esempio il peritoneo.
«Potremmo dare una risposta a queste domande soltanto avendo una stretta interazione con i neurochirurghi», ha affermato Zappia. Al neurologo spetta individuare il sospetto, arrivare alla diagnosi e misurare i disturbi; il neurochirurgo interviene invece nella fase terapeutica.
Stabilire correttamente la presenza della patologia può avere conseguenze rilevanti per i pazienti. In alcuni casi, infatti, il riconoscimento dell’idrocefalo normoteso permette di ottenere un miglioramento dei sintomi e, secondo Zappia, anche una possibile guarigione.
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