Gasolio a rischio in Europa: il possibile stop Usa che fa paura
Washington valuta una stretta temporanea sulle spedizioni di carburante, mentre l’Unione europea teme contraccolpi su trasporti, prezzi e rifornimenti.
Un’interruzione delle forniture statunitensi potrebbe mettere in difficoltà l’Europa in tempi rapidissimi. Gli Stati Uniti rappresentano infatti quasi la metà del gasolio acquistato dall’Unione europea, dopo il ridimensionamento dei rapporti energetici con la Russia.
L’Europa teme il buco nelle forniture
Negli ultimi mesi gli Stati Uniti hanno garantito tra il 45% e il 50% delle importazioni europee di diesel. Il Medio Oriente vale invece una quota compresa tra il 20% e il 30%, mentre ai mercati asiatici spetta una percentuale tra il 15% e il 20%.
Questo equilibrio è arrivato dopo il divieto sui prodotti raffinati russi, che in precedenza coprivano circa il 50% del fabbisogno europeo. Se Donald Trump decidesse di interrompere le esportazioni statunitensi, una parte consistente del carburante destinato all’Europa verrebbe quindi a mancare all’improvviso.
Trasporti e prezzi sotto pressione
Il primo settore esposto sarebbe quello della movimentazione su strada, che in Europa trasporta oltre il 75% delle merci e dei beni essenziali. Una riduzione improvvisa del gasolio avrebbe ripercussioni anche sui trasporti commerciali, sulle attività agricole e sulla distribuzione degli alimenti.
A seguire potrebbe arrivare una nuova accelerazione dell’inflazione. Secondo un’analisi del Guardian, il rincaro alla pompa si trasferirebbe sui costi industriali e sulle tariffe di trasporto, con effetti successivi sui prezzi di cibo ed energia. Le principali economie europee rischierebbero così una recessione lunga e grave. Anche negli Stati Uniti, ha riconosciuto Trump, una limitazione delle esportazioni potrebbe spingere verso l’alto il prezzo della benzina.
Trump cerca una via d’uscita
Il presidente statunitense ha discusso con i propri consulenti economici diverse ipotesi per contenere la crisi interna del carburante, tra cui una sospensione delle esportazioni della durata di 90 giorni. La decisione potrebbe avere un peso politico in vista delle elezioni di metà mandato, previste all’inizio di novembre.
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La Casa Bianca deve però conciliare interessi opposti. Da una parte, i repubblicani temono che il caro-gasolio danneggi il consenso; dall’altra, le compagnie petrolifere spingono per mantenere le vendite sui mercati esteri. Secondo il Financial Times, gli alleati stranieri, compreso il Regno Unito, sarebbero già stati avvertiti del possibile ridimensionamento delle forniture.
Colloqui aperti con gli alleati
Il segretario all’Energia Chris Wright ha avviato contatti urgenti con i rappresentanti britannici. Il segretario al Tesoro Scott Bessent, invece, ha incontrato esponenti di Reform UK, che avevano scritto a Washington per chiedere almeno un’esenzione a favore del Regno Unito.
Anche la Commissione europea mantiene un confronto con gli Stati membri e con l’amministrazione statunitense. Sul tavolo c’è l’ipotesi di un rilascio coordinato delle riserve petrolifere per ridurre il rischio di un blocco. Un portavoce della Commissione ha spiegato: «I contatti sono in corso. Secondo l’ultima riunione del gruppo di coordinamento sul petrolio, al momento non risultano carenze di diesel nell’Unione europea».
Per ora non è stato annunciato alcun divieto. La decisione resta nelle mani di Washington, mentre in Europa si osserva con attenzione l’evoluzione dei colloqui e dei prezzi del carburante.
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