Video e odio prima dell’attacco: il nodo che divide il caso El Koudri
La perizia esclude disturbi mentali capaci di alterare la volontà, ma le parti civili insistono sull’ipotesi di una matrice ideologica terroristica.
I filmati registrati da Salim El Koudri nelle ore precedenti all’attacco restano al centro dello scontro tra accusa, difesa e parti civili. Per il suo legale Fausto Gianelli, quelle immagini possono aiutare a ricostruire lo stato mentale del 31enne poco prima dei fatti: «Sono elementi utili per valutare e percepire le sue condizioni negli attimi precedenti ai fatti».
Secondo la difesa, tuttavia, i periti incaricati dal giudice per le indagini preliminari avrebbero liquidato il linguaggio utilizzato nei video come una forma di imitazione del gergo aggressivo tipico di certa musica rap. I quattro filmati, realizzati con il cellulare e mai spediti a qualcuno, mostrano El Koudri mentre parla di odio e della distruzione dell’Italia.
I video riaccendono il nodo ideologico
L’avvocato Liborio Cataliotti, che rappresenta altri familiari di Monica Esposito, attribuisce a quelle registrazioni un peso diverso. A suo giudizio, insieme agli elementi presenti online, dimostrerebbero una volontà rivendicativa e dimostrativa riconducibile a ideali di matrice terroristica islamica.
Tra i dati citati dal legale compare anche un account in rete associato alla data dell’11 settembre. Cataliotti considera inoltre significativa la preparazione dell’azione e ritiene che non si sia trattato di un comportamento privo di una precisa finalità.
La stessa direzione è sostenuta dall’avvocata Deborah De Cicco, che assiste Giovanni Esposito, fratello della donna deceduta. La professionista ha incaricato un consulente specializzato in jihadismo e ha ribadito che le ricerche compiute da El Koudri su attentati di estremisti islamici in Europa, già acquisite agli atti, potrebbero indicare un movente ideologico.
La perizia esclude l’infermità
Gli esperti Matilde Forghieri e Giuseppe Sartori hanno presentato in aula le conclusioni dell’esame psichiatrico. La valutazione indica che, al momento dell’investimento, El Koudri era capace di intendere e di volere e non presentava condizioni tali da configurare un vizio totale o parziale di mente.
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Per i periti, l’azione non sarebbe stata provocata da un disturbo psichico: il comportamento viene ricondotto a frustrazione, rancore e a un intento di rivendicazione dimostrativa, portato avanti con lucidità e capacità di autodeterminazione. Gli specialisti hanno inoltre escluso un rapporto causale tra i sintomi già osservati durante un precedente percorso in un centro di salute mentale e l’attacco.
Nel profilo dell’indagato sono stati comunque rilevati isolamento sociale, forte insicurezza e una rigidità del pensiero con caratteristiche paranoidi. Tali tratti, secondo la relazione, restano però al di sotto della soglia necessaria per diagnosticare un disturbo mentale.
Vittime in aula, decisione ancora aperta
L’udienza si è svolta a porte chiuse a Modena e ha segnato il primo incontro diretto tra El Koudri e alcune delle persone colpite dal suo veicolo il 16 maggio. Tra i presenti c’era Angelo Ciccarelli, marito di Monica Esposito, la 55enne morta dopo due mesi di ricovero: ancora segnato dalle lesioni e costretto su una sedia a rotelle, ha preferito non rilasciare dichiarazioni.
In aula è comparso anche lo chef Ermanno Muccini, uno degli otto feriti, sebbene con conseguenze meno gravi. El Koudri ha raggiunto il palazzo di giustizia da un accesso secondario, con il volto nascosto dal cappuccio di una felpa blu, e si è sistemato accanto a Gianelli, a breve distanza dai feriti e dai loro parenti.
La Procura di Modena deve ora definire le proprie conclusioni. Al momento non è stata formalizzata l’aggravante terroristica: un’eventuale contestazione trasferirebbe il procedimento a Bologna e inciderebbe anche sulla possibilità di ottenere risarcimenti a carico dello Stato, questione sollevata da almeno due difese delle persone offese.
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