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Cronaca 2 min di lettura5 ore fa

Garlasco, il test sulla bici al centro del nuovo fronte su Stasi

La Procura di Pavia sostiene che un secondo esame, rimasto ignoto per anni, avrebbe escluso il Dna di Chiara Poggi dalla bicicletta dell’ex fidanzato.

Quasi vent’anni dopo l’omicidio di Chiara Poggi, un accertamento compiuto nel 2007 torna al centro dell’inchiesta. La Procura di Pavia ritiene che i carabinieri del Ris avessero ricevuto un risultato diverso da quello inizialmente valorizzato e che quel dato non fosse stato reso noto. L’ipotesi è contenuta nell’avviso di conclusione delle indagini notificato lunedì 28 settembre.


Il secondo esame rimasto fuori dal processo

La vicenda riguarda la bicicletta nera di Alberto Stasi, l’ex fidanzato di Chiara Poggi, uccisa a 26 anni. Sui pedali erano state individuate tracce considerate compatibili con la presenza della giovane: proprio quegli elementi sono entrati tra i sette punti sui quali la Corte di Cassazione ha fondato la condanna definitiva di Stasi.

Secondo quanto ricostruito dalla Procura, però, i primi accertamenti non avrebbero rappresentato l’unico risultato disponibile. Le analisi svolte nel settembre 2007 dal gruppo del Ris di Parma, allora guidato dal generale Garofano, avevano dato inizialmente un esito positivo. A quei campioni sarebbero stati applicati, pochi giorni più tardi, ulteriori test dall’esito opposto, dei quali non si sarebbe avuta conoscenza per lungo tempo.


La scoperta dei consulenti di Stasi

L’esistenza delle controanalisi è stata individuata soltanto lo scorso novembre dai consulenti incaricati dalla difesa di Alberto Stasi. Il loro esito, secondo la ricostruzione ora sostenuta dagli investigatori, avrebbe escluso la presenza del Dna di Chiara Poggi sulla bicicletta.

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Il ritrovamento documentale apre così un nuovo capitolo sul valore attribuito a quelle tracce durante il procedimento. La Procura parla dell’ombra di un possibile depistaggio e sostiene che i militari sapessero che il materiale genetico della ragazza non era presente sulla bici, ma che il dato fosse stato occultato. Si tratta della tesi investigativa alla base dell’attuale chiusura delle indagini, non di un accertamento già trasformato in sentenza.

Alberto Stasi sta scontando una pena di 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi. La condanna è diventata definitiva in Cassazione, anche sulla base degli elementi legati ai pedali della bicicletta; ora la disponibilità di quelle verifiche successive impone di riesaminare la sequenza degli accertamenti svolti dopo il delitto e il ruolo attribuito ai relativi risultati.

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