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Cronaca 3 min di lettura37 min fa

Ex Ilva, l’aeroporto resta bloccato: i lavoratori alzano il livello dello scontro

La protesta dei metalmeccanici di Cornigliano continua al Cristoforo Colombo dopo il mancato accordo in Prefettura sulla nuova cassa integrazione.

«Resteremo qui finché il governo non ci darà una risposta», ha scandito Armando Palombo, delegato Fiom, davanti ai lavoratori riuniti nell’aeroporto di Genova. I manifestanti si sono sistemati sul pavimento dell’area partenze e hanno battuto i caschi a terra, mantenendo comunque inizialmente un passaggio per consentire ai passeggeri di raggiungere i gate.

La situazione è poi diventata più tesa: quel corridoio è stato chiuso e si sono registrati momenti di confronto tra i lavoratori e le persone in attesa ai banchi del check-in. Alla protesta si è aggiunta la solidarietà dei dipendenti Ericsson, che hanno portato nello scalo uno striscione contro i 131 licenziamenti annunciati dall’azienda.

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L’aeroporto resta il centro della protesta

L’occupazione del Cristoforo Colombo prosegue senza una scadenza. La scelta è maturata dopo il fallimento del confronto in Prefettura con Cinzia Torraco e con i commissari collegati da remoto: l’incontro non ha prodotto le garanzie richieste dagli operai dell’ex Ilva di Cornigliano.

Il presidio era stato annunciato già all’ingresso nella zona imbarchi, quando i lavoratori avevano comunicato formalmente di aver preso possesso dell’area. La mobilitazione è esplosa dopo la notizia della richiesta di un nuovo periodo di cassa integrazione da parte dell’azienda.


Il nodo degli approvvigionamenti

Nicola Appice, rappresentante sindacale unitario della Fim Cisl, ha spiegato che i dipendenti contestano sia il momento dell’invio della richiesta, arrivata venerdì sera, sia i segnali che già dalla mattina lasciavano presagire l’interruzione dell’attività genovese. Secondo i lavoratori, la fermata sarebbe stata preparata prima che venissero completate le lavorazioni sui rotoli ancora presenti nello stabilimento.

La vertenza riguarda anche la continuità dei rifornimenti. Dopo i tre giorni di protesta davanti alla Prefettura, sembrava essere stata individuata una soluzione temporanea con 35 mila tonnellate di coils destinate a evitare il blocco di Genova; la successiva comunicazione sulla cassa integrazione, però, potrebbe coinvolgere diversi reparti, compresi quelli amministrativi, con il rischio di compromettere l’intero ciclo produttivo ancora attivo.

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Chiesta una garanzia fino al 27 ottobre

Palombo ha chiesto un atto politico scritto che mantenga stabile la situazione fino al 27 ottobre, quando è previsto a Palazzo Chigi un incontro con il sottosegretario Mantovano. La richiesta dei lavoratori è legata al carattere strategico nazionale attribuito alla vicenda: «Ci servono quattro righe scritte per tenere le bocce ferme fino a quel tavolo», ha detto il delegato Fiom.

Il sindacalista ha accusato i commissari di aver modificato in pochi giorni gli impegni sulla produzione. Mercoledì, secondo la ricostruzione fornita durante l’assemblea, era stata inviata al prefetto una comunicazione sulla prosecuzione delle attività; nella notte di venerdì sarebbe invece partita una posta elettronica certificata relativa alla cassa integrazione. Per i lavoratori, Genova non può attendere anni in attesa della transizione verso l’acciaio verde mentre il mercato richiede già nuovi rotoli.


La vertenza coinvolge l’intero sito

Appice ha sottolineato che l’eventuale fermata non riguarderebbe soltanto una parte dello stabilimento, ma potrebbe estendersi a interi settori. Per questo i sindacati chiedono che gli approvvigionamenti vengano assicurati immediatamente e avvertono che la mobilitazione continuerà finché non arriveranno risposte concrete.

Fabio Ceraudo, esponente dell’Usb, ha richiamato infine la necessità di difendere la presenza industriale di Genova. Sullo sfondo resta anche il pronunciamento atteso dalla Cassazione per Taranto, un passaggio che i lavoratori considerano parte della più ampia crisi dell’ex Ilva.

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