5.000Lettori online ora
Cronaca 2 min di lettura26 min fa

David Rossi, la consulenza riapre il caso: il suicidio non regge

I periti della Commissione d’inchiesta escludono riscontri solidi per l’ipotesi suicidaria e segnalano lesioni non compatibili con una semplice caduta

La ricostruzione della morte di David Rossi torna al centro dell’indagine parlamentare: secondo i consulenti incaricati dalla Commissione d’inchiesta bis, non ci sarebbero elementi tecnici e scientifici sufficienti per sostenere l’ipotesi del suicidio. Le conclusioni sono state presentate dopo la simulazione svolta al Foro Italico di Roma sugli ultimi momenti dell’ex responsabile della comunicazione di Mps.


Per i periti il suicidio non è sostenibile

Edoardo Genovese e Robbi Manghi, autori della relazione psicologico-forense e medico-legale, hanno esaminato gli aspetti psicologici, clinici, traumatologici e tanatologici della vicenda. La loro valutazione è netta: «L’ipotesi del suicidio di David Rossi è tecnicamente e scientificamente insostenibile e priva di riscontri oggettivamente cristallizzati».

Genovese ha spiegato che, prima della morte, non risultavano condizioni psicopatologiche tali da rendere plausibile un gesto autolesivo. Non sarebbero emersi disturbi mentali, depressione maggiore, precedenti psichiatrici, isolamento sociale, perdita di interessi o allontanamento dalle persone più vicine. Al contrario, Rossi avrebbe manifestato un forte stato di allerta e timore sul piano personale, emotivo, relazionale e professionale.


Le lesioni riaprono i dubbi sulla caduta

Un passaggio centrale della consulenza riguarda i traumi riscontrati sul corpo. I periti hanno indicato lesioni multiple e di forme diverse al volto, allo zigomo, al labbro, agli arti superiori e all’addome, giudicandole non compatibili con il solo impatto provocato dalla precipitazione o dalla caduta a terra.

Anche i fazzoletti recuperati nel cestino dell’ufficio sono stati analizzati nella relazione, ma con una precisazione: non è stata eseguita alcuna verifica per stabilire se le macchie fossero sangue, né per accertare a chi appartenessero attraverso il Dna. Qualora si trattasse di sangue di Rossi, il colore e il degrado dell’emoglobina suggerirebbero una deposizione avvenuta due o tre giorni prima del decesso.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.


La famiglia insiste sulla pista dell’omicidio

I consulenti hanno collocato un cambiamento nella condizione emotiva e comportamentale di Rossi dopo la perquisizione del 19 febbraio 2013 e durante gli sviluppi della vicenda Mps. In quella fase si inseriscono i tagli superficiali ai polsi, il messaggio del 4 marzo 2013 inviato a Fabrizio Viola con l’oggetto «aiuto» e la frase «stasera mi suicido», oltre ai biglietti ritrovati nell’ufficio.

Antonella Tognazzi, vedova di Rossi, considera la relazione una conferma della posizione mantenuta dalla famiglia per oltre 13 anni. «David non mi avrebbe mai lasciata consapevole del dolore che mi avrebbe provocato, non avrebbe mai fatto gesti o manifestazioni eclatanti, non era il suo stile e chi lo conosceva lo sa bene», ha dichiarato.


La Commissione guarda ai responsabili

La simulazione realizzata al Foro Italico, secondo quanto riferito nel corso dei lavori, avrebbe rafforzato la ricostruzione dell’omicidio. La verifica si è concentrata sulla sequenza degli ultimi istanti prima della morte, aggiungendo un nuovo elemento al quadro esaminato dalla Commissione.

Il presidente Gianluca Vinci ha sostenuto che, una volta accantonata la pista suicidaria, l’attività investigativa potrà concentrarsi sull’identificazione delle persone responsabili. La relazione dei consulenti rappresenta quindi un passaggio ulteriore nell’esame parlamentare di una vicenda ancora senza una conclusione definitiva.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere