5.000Lettori online ora
Cronaca 4 min di lettura28 min fa

Dna sui pedali, Stasi torna all’attacco: il nodo dei dati negativi

La difesa prepara la richiesta di revisione della condanna mentre la Procura di Pavia verifica il lavoro svolto dal Ris e l’eventuale mancato deposito di due esiti.

Il punto decisivo per Alberto Stasi potrebbe essere nei due risultati negativi ottenuti dopo il primo riscontro del Dna di Chiara Poggi sui pedali della bicicletta. La difesa sostiene che quei dati, non inseriti nel fascicolo del processo, possano modificare radicalmente la ricostruzione che ha portato alla condanna definitiva a 16 anni.

Nel frattempo, la Procura di Pavia ha chiuso la nuova inchiesta su Andrea Sempio, per il quale si prepara entro fine anno una richiesta di processo, ma il caso Garlasco resta aperto su altri fronti. Tra questi figurano le verifiche sull’attività degli investigatori del Ris nel 2007 e il filone trasmesso da Brescia dopo l’archiviazione dell’ex procuratore Mario Venditti.


La difesa punta alla revisione

Giada Bocellari, legale storica di Stasi, sta preparando il deposito dell’istanza alla Corte d’Appello di Brescia. L’obiettivo è ottenere la revisione della sentenza utilizzando gli elementi emersi dall’analisi dei dati grezzi relativi al Dna trovato sulla bicicletta Umberto Dei.

La posizione della difesa è netta: se venisse meno il valore probatorio di quel reperto, verrebbe compromesso l’impianto dell’intera condanna. Boccellari ha riferito che Stasi resta lucido e chiede che siano accertate eventuali responsabilità, aggiungendo che la richiesta sarà presentata appena possibile, compatibilmente con il lavoro necessario e con l’attenzione mediatica sul caso.


Il nodo dei due esiti negativi

Secondo la relazione dei consulenti dei pubblici ministeri, Stefano Previderé e Grignani, dai tracciati trasmessi dal Ris nel novembre 2025 emerge un profilo genetico parziale compatibile con quello di Chiara e due profili completi sovrapponibili al suo per 15 marcatori. I successivi tentativi effettuati sui campioni prelevati dai pedali, invece, non avrebbero prodotto alcun profilo genetico.

I due file con esito negativo riportano come data di esecuzione il 10 settembre 2007 e come data di modifica il 20 settembre. Per la difesa di Stasi, si tratta di contro-analisi che avrebbero dovuto essere depositate e che avrebbero potuto sostenere la sua estraneità. I consulenti della famiglia Poggi ritengono invece che il riferimento alla modifica indichi soltanto un aggiornamento dei file e non l’emersione di un nuovo risultato.

La documentazione ricostruisce anche i passaggi tecnici svolti dal capitano Alberto Marino. Il 10 settembre fu effettuato un test preliminare con esito negativo, mentre l’11 settembre vennero raccolti i campioni dai pedali. Il materiale identificato come bu_p fu poi sottoposto all’estrazione del Dna e, nelle analisi del 19 settembre, portò a un profilo attribuito alla vittima. Il giorno successivo sarebbero comparsi i due risultati negativi non riportati nelle relazioni esaminate dalla difesa e dalla Procura.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.


Portera ridimensiona il proprio ruolo

Tra gli ex appartenenti al Ris ascoltati nell’indagine c’è anche Giorgio Portera, genetista e ufficiale dell’Arma in congedo. Il suo nome è comparso in relazione al campione bu_p a causa di un accesso registrato con la sua utenza personale, ma Portera ha negato di avere svolto l’analisi o interpretato i profili genetici del caso.

«Non ho eseguito personalmente l’analisi genetica del campione né ho valutato o interpretato alcun profilo genetico relativo al caso Garlasco durante il mio servizio al Ris di Parma», ha dichiarato Portera. Ha spiegato che il suo eventuale intervento sarebbe consistito soltanto nel caricamento di un campione già preparato sul sequenziatore, senza sopralluoghi, firma di verbali o valutazione dei risultati.

Il genetista ha inoltre precisato di non poter stabilire se quell’operazione fosse stata eseguita direttamente da lui o da un collega entrato nello strumento attraverso la sua utenza. Il collegamento con il campione, ha aggiunto, sarebbe stato ricostruito soltanto anni dopo, quando la diffusione dei dettagli sui dati grezzi ha riportato l’episodio alla sua memoria.


Gli altri filoni ancora aperti

Le verifiche sul lavoro del Ris coinvolgono quattro ex investigatori, tra cui l’ex generale Luciano Garofano, ascoltati finora come testimoni. Tutti hanno sostenuto di non avere occultato informazioni. Gli inquirenti valutano anche l’ipotesi di uno scambio accidentale di provette, considerando che la quantità di Dna attribuita a Chiara sui pedali sarebbe simile a quella individuata sul cucchiaino della colazione.

Resta da chiarire, qualora lo scambio fosse confermato, se si sia trattato di un errore inconsapevole oppure di una condotta conosciuta dagli operatori. Le indagini del Nucleo investigativo dei carabinieri proseguono anche sulle presunte omissioni legate all’inchiesta di dieci anni fa, con possibili verifiche su persone già presenti negli atti, compresi componenti della famiglia Sempio, ex difensori e investigatori.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere