Dati rubati, sul web cancellarli resta quasi impossibile
Gli esperti paragonano le fughe di informazioni a uno sversamento di petrolio: le copie si moltiplicano senza controllo
Recuperare dati personali sottratti e diffusi online è quasi impossibile, sia sul dark web sia sui siti accessibili a tutti.
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Il limite delle rimozioni
Nel dark web non esiste un interlocutore a cui chiedere la cancellazione dei contenuti. Anche quando gli archivi vengono individuati, intervenire può richiedere mesi: occorre risalire ai server, spesso collocati su infrastrutture definite “bulletproof”, cioè progettate per ignorare o tollerare attività illegali.
La difficoltà riguarda anche la rete aperta. I dati possono essere duplicati, trasferiti e ripubblicati su un numero indefinito di siti, rendendo inefficace ogni tentativo di eliminarli completamente. Per Stefano Zanero, professore ordinario di Cybersecurity al Politecnico di Milano, “lo sversamento di petrolio è il paragone migliore quando si parla di fughe di dati personali”.
Dati rivenduti e ricomposti
Una volta sottratte, le informazioni possono passare da un soggetto all'altro e venire utilizzate per scopi diversi, dalla vendita all'attività di hacking. Sul dark web circolano soprattutto grandi raccolte, che possono riguardare istituti bancari, sistemi di contabilità digitale, clienti e cartelle cliniche.
Matteo Flora, docente di Sicurezza delle AI alla European School of Economics, ha spiegato che singoli elementi apparentemente poco rilevanti possono essere riuniti nel corso di mesi o anni. In questo modo, ha osservato, si possono accumulare centinaia di dati fino a costruire una copertura stimata tra il 60% e il 70% dei cittadini.
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Il caso della rete aperta
Anche fuori dal dark web sono aumentati i portali che raccolgono e vendono informazioni personali. I prezzi sono diventati contenuti e gli archivi possono includere indirizzi di posta elettronica, numeri di cellulare, dati su fallimenti societari e procedimenti giudiziari relativi a persone ormai riabilitate.
In alcuni casi compaiono inoltre informazioni su individui diventati esposti pubblicamente solo in un secondo momento. Flora ha rilevato che questi servizi si scambiano i contenuti, alimentando una rete difficile da interrompere, e spesso non hanno interesse a rispondere alle richieste di cancellazione. I siti censiti, ha riferito, sono centinaia.
Le informazioni finite online
Tra i dati circolati sul dark web ci sono anche quelli personali di Antonio Tajani, ministro degli Esteri, del procuratore di Roma Francesco Lo Voi e di Ivano Gabrielli, capo della Polizia postale. La loro diffusione mostra come il problema possa riguardare anche figure istituzionali.
Secondo gli esperti, la differenza principale tra rete aperta e dark web riguarda la reperibilità: nel secondo caso è più difficile localizzare i portali e capire dove siano state replicate le informazioni. Il contrasto più efficace resta quindi impedire, in origine, la sottrazione dei dati.
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