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Cronaca 3 min di lettura17 min fa

Caso Rossi, emergono due nomi: la famiglia frena sulle accuse

I familiari chiedono prudenza e un pieno accertamento giudiziario dopo le indicazioni della Commissione parlamentare sulla morte dell’ex dirigente di Mps.

La famiglia di David Rossi invita a non trasformare le nuove indicazioni in una sentenza anticipata. Paolo Pirani, legale della madre Vittoria Ricci e del fratello Ranieri Rossi, ha riferito che i suoi assistiti hanno accolto con forte turbamento i nomi emersi e chiedono ora un esame giudiziario completo e rapido, anche nell’ottica di un procedimento per omicidio.

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I familiari chiedono prudenza

Carmelo Miceli, che assiste la moglie Antonella Tognazzi e la figlia Carolina Orlandi, ha espresso apprezzamento per il lavoro svolto dalla Commissione, ma anche preoccupazione per la possibile identificazione di mandanti ed esecutori. Le due donne, ha spiegato, non intendono escludere alcuna pista, compresa quella che potrebbe condurre all’interno della banca.

Secondo il legale, la ricerca della verità deve procedere senza colpevoli individuati sul piano mediatico. Anche Ilaria Cavo, deputata di Noi Moderati e componente dell’organismo parlamentare, ha separato il compito della Commissione da quello della magistratura: alla prima spetta ricostruire gli avvenimenti, alle procure verificare eventuali reati e responsabilità. La parlamentare ha quindi richiamato alla cautela, condividendo la posizione dei familiari.


Due nomi nella ricostruzione

Le indicazioni al centro del caso riguardano Giuseppe Mussari e Gabriele Ceccherelli. Il primo, già alla guida di Mps, viene indicato da Gianluca Vinci come il possibile promotore di un’intimidazione contro Rossi, concepita inizialmente senza l’obiettivo di ucciderlo. A Ceccherelli, ex calciante del Calcio storico fiorentino, sarebbe invece spettato il compito di individuare chi avrebbe dovuto occuparsi dell’azione concreta.

La ricostruzione è stata attribuita a due colloqui con detenuti raccolti dai consulenti della Commissione. Vinci ha spiegato che le testimonianze sarebbero compatibili tra loro e che la documentazione verrà consegnata alla Procura. Ha inoltre prospettato l’audizione dei due uomini con l’assistenza di un avvocato e con la possibilità di non rispondere, precisando che al momento non risultano indagati.

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Le smentite degli uomini indicati

Mussari ha respinto ogni addebito, definendo le accuse una “follia” e una “calunnia” e annunciando iniziative legali. Il rapporto con Rossi risaliva agli anni Novanta: i due erano coetanei e amici. Quando Mussari divenne presidente della Fondazione Mps nel 2001, lavorò con lui e nel 2006 lo volle come responsabile della comunicazione a Rocca Salimbeni.

Nel febbraio 2022, davanti alla prima Commissione parlamentare d’inchiesta, l’ex presidente aveva descritto Rossi come un fratello e un amico, spiegando di averne sostenuto l’assunzione perché lo considerava il migliore nel suo mestiere. Ceccherelli ha invece negato qualsiasi collegamento con la vicenda, sostenendo di non conoscere le persone coinvolte e di essere stato a Siena una sola volta, per acquistare un paio di scarpe. Il suo avvocato Federico Bagattini ha comunicato la disponibilità a collaborare con la Commissione e ha escluso ogni responsabilità del proprio assistito.


L’ipotesi di un’intimidazione

Secondo l’impostazione illustrata da Vinci, l’azione avrebbe potuto degenerare fino alla morte di Rossi, precipitato dalla finestra del suo ufficio il 6 marzo 2013. Il presidente della Commissione ha inoltre richiamato la possibile presenza di una struttura criminale, citando la ’ndrangheta attiva nella bassa Lombardia.

Vinci ha invitato chiunque disponga di elementi utili a rivolgersi all’organismo parlamentare o all’autorità giudiziaria. Intanto, le diverse famiglie della vittima chiedono che ogni ipotesi venga verificata senza scorciatoie e che l’indagine stabilisca, con gli strumenti della magistratura, cosa accadde davvero a David Rossi.

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