Caso Regeni, la famiglia chiede il risarcimento: il Cairo risponderà
Dopo la condanna a Roma, i genitori di Giulio sollecitano l’ambasciatore egiziano a favorire il versamento dei 500 mila euro stabiliti dai giudici
Claudio e Paola Regeni hanno deciso di rivolgersi direttamente all’ambasciatore dell’Egitto in Italia per chiedere che venga dato seguito alla somma riconosciuta dai giudici romani. L’iniziativa punta a ottenere subito il pagamento della provvisionale, senza aspettare la conclusione dell’intero procedimento giudiziario, mentre dalla sede diplomatica egiziana non è arrivato finora alcun riscontro.
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La famiglia prova a riaprire il dialogo
La richiesta è stata affidata all’avvocata Alessandra Ballerini, che ha inviato una Pec al rappresentante del Cairo a Roma. Nella comunicazione, spedita circa due settimane fa, la legale invita l’ambasciatore ad agevolare l’attuazione della parte risarcitoria della sentenza emessa il 28 settembre.
La scelta della posta elettronica certificata nasce anche da un precedente. In occasione della citazione, come testimoni nel processo, del presidente Abdel Fattah Al Sisi e del figlio Mahmood, una raccomandata indirizzata all’ambasciata era tornata al mittente. I genitori di Giulio hanno riferito che sulla busta compariva l’annotazione secondo cui l’incaricato al ritiro della rappresentanza egiziana aveva rifiutato la consegna. Da qui il timore che le comunicazioni provenienti dalla famiglia, anche quando trasmesse dalla loro difesa, vengano sistematicamente respinte.
L’esecuzione dipende dal Cairo
Nel documento Ballerini sottolinea che la provvisionale può essere riscossa immediatamente e non è subordinata alla definitività della condanna. Per trasformare questa disposizione in un pagamento concreto, tuttavia, sarebbe necessaria la collaborazione delle autorità egiziane, poiché i destinatari della decisione appartengono agli apparati di sicurezza del loro Paese.
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La lettera richiama anche un impegno che l’ambasciatore avrebbe assunto in un colloquio riservato con i genitori di Regeni: accettare qualsiasi decisione della Corte. La famiglia gli chiede quindi di rispettare quella promessa e di intervenire per rendere possibile l’applicazione della pronuncia, in attesa di capire se l’appello produrrà una risposta concreta sul piano istituzionale.
Condanna e risarcimenti al centro del confronto
La sentenza della Corte d’Assise di Roma ha inflitto 10 anni di reclusione a tre membri dei servizi segreti egiziani per il sequestro di Giulio Regeni. A favore dei suoi familiari è stata disposta una provvisionale di 500 mila euro; un ulteriore riconoscimento, pari a 150mila euro, è stato attribuito alla Presidenza del Consiglio.
Sul pagamento si era espressa anche Giorgia Meloni nei giorni successivi alla decisione. La presidente del Consiglio aveva ricordato che il procedimento non si era ancora concluso e aveva escluso che la rottura dei rapporti diplomatici con l’Egitto potesse aiutare a risolvere la vicenda, sostenendo invece che una simile scelta avrebbe creato ulteriori ostacoli. L’orientamento dell’esecutivo è dunque quello di attendere il terzo grado prima di avviare le procedure con le autorità del Cairo, mentre i Regeni hanno scelto di chiedere già ora l’attuazione della parte economica stabilita dai giudici.
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