Caso Ramy, i pm chiedono una nuova perizia
La Procura di Milano presenterà l’istanza il 21 dicembre nell’udienza preliminare per la morte del 19enne
La Procura di Milano ha annunciato una nuova richiesta di perizia sull’incidente in cui è morto Ramy Elgaml, 19 anni, il 24 novembre 2024. Il giovane era sullo scooter guidato da Fares Bouzidi, 23 anni, inseguito dai carabinieri per circa otto chilometri.
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Le ricostruzioni dell’incidente
La richiesta sarà formalizzata nell’ambito dell’incidente probatorio, con l’obiettivo di affidare a un esperto nominato dal giudice l’analisi delle diverse consulenze sulla dinamica dello schianto. I pm Giancarla Serafini e Marco Cirigliano hanno spiegato che l’ultima ricostruzione depositata dalla difesa di Bouzidi, corredata da una simulazione tridimensionale, ha aggiunto nuovi elementi al confronto.
Secondo i legali Debora Piazza e Marco Romagnoli, quella consulenza sostiene la tesi di un omicidio volontario e di uno speronamento. La Procura aveva già presentato due istanze analoghe, entrambe respinte da un gip. La nuova richiesta sarà discussa il 21 dicembre e, se accolta, la perizia potrebbe richiedere oltre 60 giorni.
Le accuse agli imputati
L’udienza preliminare è iniziata oggi davanti alla gup Tiziana Landoni e riguarda, tra gli altri capi d’imputazione, l’omicidio colposo stradale. Antonio Lenoci, alla guida dell’ultima auto impegnata nell’inseguimento, è accusato di omicidio stradale con eccesso colposo nell’adempimento del dovere e di falso nel verbale d’arresto di Bouzidi.
Il 23enne deve rispondere di concorso nell’omicidio stradale. Altri sei carabinieri sono accusati, con responsabilità diverse, di favoreggiamento, depistaggio e falso. La difesa di Lenoci ha respinto l’ipotesi di una sua colpa, mentre i legali di Bouzidi sostengono che nella fase conclusiva dell’inseguimento ci siano stati più urti e non uno soltanto.
Le parti civili in aula
I genitori e il fratello di Ramy sono stati ammessi come parti civili contro i sette militari per le contestazioni di favoreggiamento, depistaggio e falso. La richiesta è stata presentata dall’avvocata Barbara Indovina e non riguarda l’omicidio stradale, poiché i familiari hanno già ricevuto il risarcimento dall’assicurazione dello scooter.
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«Vorrei solo la verità e la giustizia per Ramy, che è sempre presente con me, con noi», ha detto il padre Yehia Elgaml al termine dell’udienza. La famiglia non sostiene la tesi dell’omicidio volontario e chiede invece di chiarire se, dopo l’incidente, le indagini siano state indirizzate o alterate.
Anche Bouzidi è stato ammesso come parte civile contro i carabinieri per le accuse di lesioni, depistaggio, favoreggiamento e falso. La gup dovrà inoltre valutare la citazione del Ministero della Difesa come responsabile civile, misura alla quale l’Avvocatura dello Stato potrà opporsi.
Udienza a porte chiuse
L’udienza si è svolta senza pubblico, come previsto per questa fase del procedimento. L’area esterna al corridoio è stata presidiata per impedire l’accesso ai cronisti e la realizzazione di immagini della giudice Landoni.
La magistrata è sottoposta a vigilanza rafforzata dopo le minacce ricevute online in seguito alla scarcerazione di Youssef Siher, esponente del Movimento 17 ottobre.
La domanda di oggi
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