Niente Riesame per Siher, la Procura continua gli accertamenti
Gli investigatori ricostruiscono i contatti del ricercatore, ancora indagato per istigazione a delinquere aggravata dal terrorismo
La Procura di Milano ha deciso di non impugnare la scarcerazione di Youssef Siher, amministratore dei canali social del “Movimento 17 ottobre”. L’indagine, però, prosegue per ricostruire i suoi contatti e verificare il materiale raccolto.
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Gli sviluppi sulle manifestazioni
Nel fascicolo sulla guerriglia urbana del 17 e 18 ottobre stanno confluendo nuove informative. Il numero degli indagati potrebbe quindi aumentare con l’arrivo dei rapporti degli investigatori coordinati dal pool antiterrorismo guidato dal procuratore Marcello Viola.
Il 5 novembre sei dei 35 minorenni arrestati sono tornati in libertà, mentre per un altro è stata disposta la sostituzione del carcere con il collocamento in una comunità. Tra gli adulti, un provvedimento di arresti domiciliari è stato revocato e un detenuto è passato dal carcere alla misura domiciliare.
Agli atti compare anche la bozza di un messaggio elettronico relativo alla mobilitazione del 24 ottobre. Il testo indicava luoghi e orari utili a far convergere cortei in diverse città e prevedeva la trasmissione delle istruzioni mezz’ora prima della loro diffusione pubblica, fissata alle 14.31 e alle 15.31.
Secondo gli investigatori, nell’account del movimento Siher avrebbe scritto: «Organizzatevi, guidateci e tutelaci in piazza». La comunicazione viene esaminata come possibile elemento sui collegamenti tra gruppi e canali differenti.
Le verifiche sui collegamenti
Le attività della Polizia postale e della Digos comprendono il controllo di altri canali presenti in rete e l’esame dei materiali sequestrati durante i blitz preventivi. Gli accertamenti mirano anche a capire se esistano rapporti più ampi rispetto a quelli già ricostruiti.
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Il telefono di Siher è ancora sotto sequestro. Il ricercatore, esponente dei Giovani palestinesi, non ha consegnato il codice necessario per consentire agli investigatori di accedere ai dati contenuti nel dispositivo.
Nei giorni scorsi si sono tenuti diversi incontri tra gli investigatori e i magistrati impegnati nel procedimento. Siher resta indagato per istigazione a delinquere aggravata dalla finalità terroristica e per violenza organizzata durante manifestazioni pubbliche.
Perché non è stato presentato ricorso
La decisione della Procura riguarda l’ordinanza del 28 ottobre con cui la giudice per le indagini preliminari Tiziana Landoni non ha convalidato il fermo e ha disposto la liberazione dell’indagato. Il ricorso al Tribunale del Riesame avrebbe potuto riguardare soltanto le esigenze cautelari, mentre gli inquirenti hanno scelto di concentrare le risorse sulla raccolta di nuovi elementi.
La Procura considera rilevante una pronuncia della Cassazione del gennaio scorso, secondo cui l’istigazione può configurarsi anche quando un messaggio abbia «efficacia persuasiva tale da suggestionare la sfera volitiva di altre persone così da indurle a commettere» reati. Questo principio potrà essere valutato nell’inchiesta.
La gip ha invece ritenuto che i contenuti pubblicati da Siher, pur caratterizzati da toni aspri e linguaggio volgare, fossero diretti a sostenere forme di protesta contro il governo. Nell’ordinanza non sono stati individuati richiami alla violenza o alle devastazioni avvenute il 17 e 18 ottobre.
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