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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Caso David Rossi, bufera sulla Commissione: l’Ordine richiama Vinci

L’Ordine dei giornalisti evoca la presunzione d’innocenza, mentre Pd e difesa di Mussari contestano la gestione delle nuove accuse

L’annuncio dei nomi collegati alla morte di David Rossi prima degli accertamenti formali ha sollevato nuove contestazioni. Carlo Bartoli, presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti, ha richiamato la presunzione di innocenza e ha avvertito che, se le dichiarazioni rese pubblicamente trovassero conferma, potrebbe emergere anche un problema legato alla possibile violazione del segreto istruttorio.

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Le critiche del Pd alla gestione

Le osservazioni dell’Ordine si aggiungono alla presa di posizione dei parlamentari del Pd Marco Lacarra, Emiliano Fossi e Andrea Rossi. I tre esponenti hanno ribadito le loro perplessità sulla conduzione della Commissione parlamentare d’inchiesta bis, sostenendo che la diffusione anticipata di identità e ricostruzioni non possa essere liquidata come un fatto scontato.

Secondo i rappresentanti dem, il presidente Gianluca Vinci dovrebbe concentrarsi sulle fughe di notizie e sulle modalità con cui l’organismo sta lavorando, invece di polemizzare con il partito. A loro giudizio, la ricerca della verità deve restare priva di condizionamenti e non può partire da conclusioni già definite. Hanno inoltre contestato a Vinci di avere oltrepassato i limiti del proprio ruolo istituzionale.


La difesa respinge l’accusa

Sul nome di Giuseppe Mussari, indicato come possibile mandante, non è prevista al momento alcuna convocazione. L’ex presidente di Mps è stato chiamato in causa da Giampa’, ma il suo avvocato Fabio Pisillo considera quella ricostruzione priva di fondamento e richiama le decisioni giudiziarie che, a suo dire, avrebbero già evidenziato l’inattendibilità dell’accusatore.

«Il nome di Mussari è stato fatto falsamente dal solo Giampa’», ha affermato Pisillo, sostenendo che il proprio assistito non abbia ulteriori elementi da aggiungere. Il legale ha rivolto critiche anche alla Commissione, accusandola di non avere verificato adeguatamente la credibilità della persona coinvolta e di avere reso pubblica la vicenda senza una motivazione valida.

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Il presidente difende l’indagine

Vinci ha replicato che la credibilità dei testimoni deve essere verificata in ogni procedimento e ha definito legittimi i dubbi emersi sui due soggetti alla base delle nuove ipotesi. Le loro vicende giudiziarie, che comprenderebbero anche contestazioni per calunnia, dovranno essere valutate insieme al contenuto delle dichiarazioni.

Il presidente ha poi accusato il Pd di non essere stato presente quando la Commissione aveva escluso all’unanimità l’ipotesi del suicidio. Ha anche criticato la richiesta dei parlamentari democratici di riascoltare i consulenti della precedente commissione, i quali avevano sostenuto proprio quella ricostruzione.


L’audizione fissata per novembre

Il prossimo passaggio già calendarizzato riguarda Gabriele Ceccherelli, conosciuto come Zena, che sarà ascoltato il 3 novembre. L’uomo, ex calciante fiorentino, è stato indicato da Vinci come il presunto promotore di un’intimidazione ai danni di Rossi, vicenda che secondo lo scenario esaminato sarebbe poi sfociata nell’omicidio.

L’audizione dovrà quindi contribuire a chiarire la solidità di questa ricostruzione e il peso delle testimonianze finora emerse. Per il momento, invece, non risulta fissato un appuntamento analogo per Mussari, il cui coinvolgimento continua a essere respinto dalla difesa.

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