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Cronaca 1 min di lettura36 min fa

Pena naturale, il caso di Imola arriva alla Consulta: cosa si decide

La morte della figlia potrebbe essere valutata come una sofferenza già afflittiva per la madre imputata, ma la decisione spetta ora alla Corte costituzionale.

Una madre può aver già scontato, attraverso la perdita della propria figlia, una pena tanto grave da rendere sproporzionata una condanna? È il dubbio al centro del processo per la morte di Arkea Pepa, la bambina di 5 anni deceduta il 24 luglio 2024 nella piscina dell’hotel Molino Rosso di Imola.

La giudice Nicolina Polifroni, in servizio al Tribunale di Bologna, ha sospeso il procedimento e inviato gli atti alla Corte costituzionale. Alla Consulta spetterà stabilire se, in circostanze particolari, la sofferenza eccezionale provocata dalla propria condotta possa essere considerata una «pena naturale» sufficiente a escludere quella penale.

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Il nodo della pena già subita

La questione riguarda la madre della bambina, chiamata a rispondere di omicidio colposo insieme al bagnino che aveva l’incarico di sorvegliare la piscina. Il procedimento non proseguirà fino alla pronuncia della Corte costituzionale sul punto sollevato dalla giudice.

L’ipotesi esaminata riguarda i casi in cui la colpa sia di entità contenuta, la vittima appartenga alla famiglia più stretta e il lutto abbia prodotto una sofferenza considerata eccezionale. In uno scenario simile, secondo la questione posta al vaglio della Consulta, l’applicazione automatica di una sanzione potrebbe risultare non proporzionata alle conseguenze già patite dall’imputato.

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La norma contestata davanti alla Consulta

Nell’ordinanza, Polifroni ha richiamato gli articoli 3, 13 e 27 della Costituzione. Il dubbio di legittimità riguarda l’articolo 131-bis del codice penale, nella parte in cui impedisce al giudice di valutare la particolare tenuità del fatto quando una condotta colposa ha causato la morte di una persona.

La stessa esclusione opera, in modo automatico, per i reati colposi con esito mortale. La Corte costituzionale dovrà quindi pronunciarsi sulla possibilità di lasciare al giudice una valutazione concreta del caso, anche quando l’accusa è quella di omicidio colposo di un familiare stretto.

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