Case di comunità, il vero test è adesso: oltre 1.200 già operative
Schillaci difende la qualità del Servizio sanitario nazionale e indica personale, uniformità territoriale e assistenza ai fragili come priorità della riforma
Oltre 1.200 Case di comunità risultano operative, secondo le rendicontazioni regionali aggiornate al 31 agosto. Per Orazio Schillaci, però, il dato non può rappresentare il traguardo finale: queste strutture dovranno diventare punti di riferimento concreti per i cittadini, con servizi effettivi e non soltanto con edifici inaugurati o insegne sostituite.
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La sfida è farle funzionare ovunque
Il ministro ha ricordato che una prima rilevazione indicava già più di mille strutture attive. La verifica condotta sulla base dei requisiti minimi fissati dal Dm77 e delle linee di indirizzo del 2024 ha poi portato il numero oltre quota 1.200. L’obiettivo, ha spiegato, è evitare che la qualità dell’assistenza dipenda dalla Regione o dal luogo di nascita del paziente.
Le differenze territoriali restano uno degli aspetti più delicati. Alcune amministrazioni incontrano maggiori difficoltà e, secondo Schillaci, devono ricevere un sostegno più intenso, perché la riforma potrà dirsi compiuta soltanto quando le Case di comunità offriranno risposte comparabili in tutto il Paese.
Fondi e personale al centro del piano
Il ministro ha rivendicato il lavoro svolto da ministero e Regioni per rispettare gli obiettivi europei del Pnrr, nonostante procedure di rendicontazione complesse. Ha anche osservato che una parte del dibattito pubblico omette un elemento decisivo: il 63% delle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza è costituito da prestiti, che dovranno essere restituiti all’Unione europea.
Schillaci ha inoltre ricordato che il disegno iniziale del Pnrr concentrava le risorse sulle infrastrutture, lasciando fuori gli operatori e le dotazioni tecnologiche. Per correggere questa impostazione, nelle precedenti leggi di Bilancio sono stati previsti 250 milioni di euro per il 2025 e 350 milioni per il 2026 destinati all’assunzione di personale per Case di comunità e Ospedali di comunità.
Il tema è stato sollevato anche dal segretario del Sumai Antonio Magi, che aveva espresso il timore di strutture prive delle persone necessarie a garantirne l’attività. A questa preoccupazione il ministro ha risposto sottolineando che il reclutamento è seguito con impegno e determinazione, così da assicurare il livello operativo richiesto.
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Schillaci difende la sanità pubblica
Nel suo intervento al 58esimo Congresso Sumai, in corso a Roma, Schillaci ha respinto le critiche più radicali sullo stato della sanità italiana. «Abbiamo un Servizio sanitario nazionale di altissimo livello», ha affermato, sostenendo che negarlo significhi sminuire il lavoro di medici, infermieri e operatori e sottovalutare cittadini e pazienti.
A sostegno della sua posizione, il ministro ha citato le numerose comunicazioni ricevute dal ministero da parte di cittadini stranieri curati in Italia. Nelle lettere, ha riferito, vengono apprezzati l’assistenza ricevuta senza costi e l’impegno del personale sanitario; per questo, a suo giudizio, il Servizio sanitario nazionale è guardato con interesse anche fuori dai confini italiani.
Assistenza più vicina ai cittadini
Schillaci ha definito le Case di comunità il principale progetto della sanità italiana dell’ultimo decennio, o forse di un periodo ancora più ampio. La loro funzione dovrebbe essere quella di avvicinare le cure alle persone e di ristabilire un maggiore equilibrio tra ospedali e servizi territoriali.
Le strutture avranno un ruolo anche nella prevenzione e nella gestione dei percorsi assistenziali, soprattutto per anziani e pazienti fragili. Il ministro ha concluso ribadendo che l’attuazione dovrà proseguire con il coinvolgimento diretto delle Regioni, indispensabile per trasformare gli obiettivi della riforma in servizi realmente accessibili.
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