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Cronaca 3 min di lettura1 ora fa

Case della Comunità, il nodo è il personale: rischio da oltre 1 miliardo

Al congresso Sumai Assoprof Antonio Magi chiede una svolta organizzativa per rendere operative le strutture territoriali e valorizzare gli specialisti ambulatoriali.

Le nuove strutture territoriali rischiano di non riuscire a mantenere le promesse del Pnrr. A lanciare l’allarme è Antonio Magi, segretario generale di Sumai Assoprof, secondo cui la vera emergenza non riguarda più soltanto la costruzione delle Case della Comunità, ma il personale, i contratti e le risorse necessari per farle funzionare. Il tema è stato posto all’apertura del 58° Congresso nazionale del sindacato, in programma a Roma fino al 21 ottobre alla presenza del ministro della Salute Orazio Schillaci.

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Poche strutture sono già operative

Il monitoraggio più recente di Agenas fotografa una distanza significativa tra gli obiettivi e la situazione concreta. Delle 1.715 Case della Comunità previste sul territorio nazionale, soltanto 66, meno del 4%, risultano completamente attive, con tutti i servizi disponibili e una presenza stabile di medici e infermieri.

In molti altri casi, spiega il sindacato, sono stati riconvertiti vecchi poliambulatori oppure sono state aperte sedi ancora parziali, senza le professionalità indispensabili e senza un collegamento effettivo con la specialistica. Il Pnrr ha sostenuto soprattutto la componente edilizia, con circa 2 miliardi di euro, mentre il finanziamento del personale e della gestione quotidiana resta a carico del Servizio sanitario nazionale.


Il costo delle scelte sbagliate

Magi ha sottolineato che una Casa della Comunità non può ridursi a un punto per il rinnovo delle ricette o per visite occasionali. La sua funzione dovrebbe essere la presa in carico di oltre 12 milioni di persone con malattie croniche, seguendole nel tempo e riducendo il ricorso agli ospedali.

Secondo l’analisi presentata al congresso, l’attuale frammentazione dei rapporti di lavoro produce differenze marcate nei compensi: 31,35 euro lordi all’ora per gli specialisti ambulatoriali interni, tra 40 e 60 euro per i medici di medicina generale e 100 euro per gli specialisti ospedalieri impiegati in prestazioni aggiuntive. Per il Sumai, coprire i turni con questo modello può comportare una spesa superiore di oltre 1 miliardo di euro ogni anno.


La proposta per rafforzare la rete

Una parte della soluzione, sostiene il sindacato, sarebbe già disponibile. I circa 18 mila specialisti ambulatoriali oggi in servizio lavorano mediamente 27,8 ore alla settimana, contro il limite contrattuale di 38. Utilizzare e distribuire le 143 mila ore ancora non coperte permetterebbe di ottenere una capacità equivalente a più di 3.700 professionisti a tempo pieno, senza attendere nuovi concorsi.

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Il progetto più ampio prevede invece un unico accordo nazionale per la specialistica convenzionata interna, articolato nei comparti Territorio e Ospedale. A questo si aggiungerebbe il cosiddetto doppio canale: quando un medico dipendente lascia il servizio, l’azienda sanitaria potrebbe decidere, motivando la scelta, se sostituirlo con un’assunzione o attraverso una convenzione.


Risparmi e meno ricoveri

I calcoli illustrati da Magi, destinati anche al ministero dell’Economia, indicano costi aziendali orari tra 47 e 58 euro per la convenzione, rispetto ai 63 euro della dipendenza e agli 85 euro che possono essere richiesti da cooperative e medici a gettone. Tra il 2027 e il 2036, il doppio canale potrebbe produrre, secondo la stima, un risparmio complessivo di 4,8 miliardi di euro per i bilanci regionali.

Le risorse liberate, nelle intenzioni del sindacato, potrebbero essere impiegate per ridurre le liste d’attesa e rendere più attrattive le posizioni oggi difficili da coprire. Magi ha inoltre richiamato il contributo degli specialisti ambulatoriali alla tenuta del sistema: la presa in carico sul territorio può evitare che il paziente arrivi in ospedale e contribuire a contenere i ricoveri.

Per questo, ha osservato il segretario generale, la specialistica ambulatoriale deve essere rilanciata dopo anni di minore attenzione. Nelle Case della Comunità gli specialisti non dovrebbero limitarsi a fornire singole prestazioni, ma accompagnare le persone con patologie croniche lungo il loro percorso, così da intervenire prima che le condizioni si aggravino. "La differenza non la faranno le mura degli edifici, ma le scelte concrete della politica sulle persone, sui contratti e sulle risorse nei prossimi ventiquattro mesi", ha affermato Magi.

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