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Cronaca 5 min di lettura25 min fa

Milano, negozi riaperti ma la paura resta: nuovi arresti

Dopo le devastazioni tornano operative le attività del centro, mentre proseguono interrogatori, indagini e provvedimenti cautelari tra Milano e Bologna.

«Paura proprio no», dice la titolare della cartoleria di via Torino, una delle attività colpite durante i disordini del fine settimana. Il negozio, aperto dal 1904, ha ancora sulla vetrina i segni lasciati dagli oggetti appuntiti usati per tentare di infrangerla, ma la proprietaria assicura di voler continuare a lavorare.

Anche il Carrefour Express accanto alla cartoleria è tornato operativo: la porta di sicurezza danneggiata è stata protetta con una pesante copertura metallica. La commerciante racconta che i vandali si sarebbero concentrati soprattutto sui punti vendita di scarpe e abbigliamento.

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Il centro prova a ripartire

In via Montenapoleone hanno riaperto tutti i negozi di alta moda che il giorno precedente erano rimasti chiusi per il timore di nuovi attacchi. Le saracinesche erano state abbassate dopo le devastazioni registrate tra piazza Duomo, via Torino e largo La Foppa.

Da Louis Vuitton il personale riferisce che il punto vendita è rimasto inattivo per circa due ore, mentre davanti all'ingresso erano presenti mezzi della polizia. Le vetrine sono state svuotate e alcuni clienti hanno atteso all'interno, per ragioni di sicurezza, fino al ritorno della calma.


Quattro giovani restano in carcere

Sul fronte giudiziario, il gip Fabrizio Filice ha confermato la custodia in carcere per quattro dei cinque maggiorenni fermati sabato nel cuore di Milano. Per il quinto è stata disposta la permanenza ai domiciliari con applicazione del braccialetto elettronico.

Le accuse contestate, con responsabilità da valutare caso per caso, comprendono devastazione e saccheggio oltre alla resistenza aggravata in più circostanze. Per il gruppo di sei maggiorenni arrestati domenica, invece, gli interrogatori davanti alla gip Maria Idria Gurgo di Castelmenardo sono iniziati con il giovane sottoposto ai domiciliari e proseguiranno a San Vittore con gli altri.

La pm Aurora Stasi, che conduce questo filone insieme al procuratore Marcello Viola, ha chiesto la convalida degli arresti e l'applicazione della misura più severa. In un atto della Procura viene sottolineato che gli indagati avrebbero agito senza esitazioni, ripetendo condotte violente già osservate il giorno precedente; per l'accusa, ciò evidenzierebbe una rilevante capacità criminale e azioni distruttive improvvise. La decisione della giudice è attesa a partire da dopodomani.


Al Beccaria gli interrogatori

Nel carcere minorile Cesare Beccaria sono comparse davanti alla giudice le persone di minore età arrestate in flagranza: gli interrogatori di garanzia riguardano 11 ragazzi. La Procura per i minorenni, guidata da Luca Villa, contesta a vario titolo devastazione e saccheggio, resistenza a pubblico ufficiale e altri reati.

Restano inoltre sotto esame le posizioni di 23 minorenni denunciati senza arresto, per i quali sono state richieste misure cautelari. Tra i casi esaminati c'è quello di un quattordicenne difeso dall'avvocata Francesca Rena, per il quale l'accusa ha sollecitato la custodia in carcere.

Secondo la difesa, il ragazzo, studente di terza media nato in Italia, si sarebbe separato dalla madre nella confusione e avrebbe seguito il gruppo limitandosi a osservare quanto accadeva. Il giovane nega di aver partecipato agli episodi e la perquisizione non avrebbe fatto emergere elementi a suo carico. Rena ha chiesto che non venga adottata alcuna misura, sostenendo che il minorenne apparirebbe ancora più piccolo della sua età e non avrebbe compreso pienamente la gravità dei fatti.

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L'avvocata ha anche affrontato il tema delle riprese effettuate con i telefoni durante gli scontri e della loro eventuale rilevanza per il concorso morale. «Non è bello o giusto, eticamente, fare video di determinate cose, ma qual è il quattordicenne che non l'avrebbe fatto?», ha osservato.

Per un sedicenne, assistito dall'avvocato Michele D'Agostino, è stata invece stabilita la permanenza in casa. Il ragazzo ha respinto gli addebiti: il legale sostiene che fosse uscito con un amico e si sia trovato coinvolto nella confusione senza avere addosso merce proveniente dai negozi.


A Bologna misura meno severa

Una vicenda distinta riguarda uno studente bolognese di 21 anni, iscritto ad Antropologia e fermato sabato vicino alla stazione. La gip Roberta Malavasi ha convalidato l'arresto, ma ha scelto l'obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria invece dei domiciliari richiesti dalla Procura.

Il giovane, incensurato, deve rispondere del lancio di oggetti contro le forze dell'ordine, lesioni e resistenza aggravata. Durante il fermo ha riportato la frattura del setto nasale e una ferita a un sopracciglio, curate all'ospedale Maggiore.

In udienza si è avvalso della facoltà di non rispondere e ha consegnato una memoria nella quale ha contestato la ricostruzione dell'arresto. Ha riferito di essere stato bloccato alle spalle, spinto con il volto a terra e afferrato per i capelli; un agente ha invece sostenuto di aver subito lesioni, giudicate guaribili in tre giorni.

Il difensore Ettore Grenci riferisce che la giudice ha escluso la gravità indiziaria per la resistenza contestata durante l'arresto, ritenendo più compatibile con i referti medici la versione del ragazzo. Restano invece gli indizi relativi alle altre accuse. La difesa valuta di acquisire le immagini delle telecamere di viale Masini e di presentare eventualmente una denuncia per le lesioni subite dal ventunenne.


Controlli e nuovi divieti

La Questura ha emesso circa dieci divieti di accesso alle aree urbane nei confronti di giovani controllati il giorno successivo agli scontri in piazza Duomo e nelle zone vicine. I provvedimenti riguardano persone con precedenti, individui travisati o ragazzi trovati con oggetti potenzialmente pericolosi, tra cui coltellini.

Le limitazioni impediranno ai destinatari di entrare a Milano o in specifiche parti della città per periodi differenti. Nel frattempo la Digos sta ricostruendo la sequenza delle violenze e il ruolo dei circa 500 partecipanti agli incidenti, alcuni dei quali erano stati fermati direttamente durante i disordini.

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