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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Brexit, Londra valuta il ritorno: Macron apre la porta

Andy Burnham rilancia il confronto sul futuro dei rapporti con Bruxelles, mentre Parigi e Madrid accolgono con favore l’ipotesi di una nuova adesione britannica.

A dieci anni dal referendum e a sei dall’uscita effettiva dall’Unione europea, il Regno Unito torna a interrogarsi sulla strada intrapresa. Il primo ministro Andy Burnham ha rimesso sul tavolo anche l’ipotesi di una futura adesione all’Ue, sostenendo che la Brexit abbia prodotto un bilancio negativo.

L’apertura ha ricevuto subito il sostegno di Emmanuel Macron e Pedro Sanchez. Il presidente francese ha salutato l’eventuale riavvicinamento con un «Bentornati», mentre il premier spagnolo ha assicurato che Londra sarebbe accolta «a braccia aperte».


Macron e Sanchez sostengono Londra

Macron ha definito positiva, per il Regno Unito e per l’Europa, la possibilità che i britannici scelgano di rientrare nel progetto comunitario. A suo giudizio, Burnham ha mostrato coraggio nel riaprire il tema e la Francia sarebbe pronta a collaborare per rendere possibile il nuovo percorso.

Il presidente francese ha però richiamato il principale ostacolo del rapporto con Bruxelles: secondo la sua ricostruzione, non è possibile selezionare soltanto alcuni vantaggi del mercato unico lasciando fuori gli altri obblighi. Sanchez, dal canto suo, ha descritto la Brexit come una perdita molto pesante sia per la popolazione britannica sia per l’intero progetto europeo.


Quattro strade per il Regno Unito

Intervistato da BBC Radio 4, Burnham ha spiegato di voler analizzare tutte le alternative durante il prossimo vertice tra Regno Unito e Ue. La prima consisterebbe nel mantenere l’attuale rapporto; le altre porterebbero verso un’unione doganale, il ritorno nel mercato unico oppure una richiesta di adesione completa all’Unione.

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Il premier ha chiarito che non esiste ancora una decisione e che un eventuale rientro non sarebbe necessariamente imminente. Tuttavia, ha indicato il proprio orientamento personale: «Vorrei vedere la Gran Bretagna rientrare nell’Ue nel corso della mia vita», ha affermato, invitando nello stesso tempo a valutare con attenzione costi, benefici e fattibilità di ogni opzione.


Il bilancio contestato della Brexit

Burnham aveva già sostenuto, prima di diventare primo ministro, che l’uscita dall’Ue avesse danneggiato la crescita e la prosperità britanniche. Il Labour, durante la campagna elettorale del 2024, aveva invece escluso il ritorno nell’Unione, nel mercato unico e nell’unione doganale, oltre al ripristino della libera circolazione. Il premier ha comunque assicurato che gli impegni assunti per la legislatura saranno rispettati.

Anche Macron ha collegato la Brexit a promesse rimaste deluse, citando ricchezza, immigrazione e commercio internazionale. Secondo le stime dell’Office for Budget Responsibility, nel lungo periodo l’uscita ridurrebbe di circa il 15% l’intensità degli scambi commerciali britannici rispetto allo scenario di permanenza nell’Ue e del 4% la produttività potenziale.

Nel maggio 2025 Londra e Bruxelles avevano già avviato un nuovo partenariato strategico, segnando un parziale riavvicinamento dopo gli anni più tesi. Burnham punta ora a usare il vertice atteso entro la fine dell’anno per allargare il confronto, ma al momento non sono stati fissati né un calendario né un piano concreto per il ritorno nell’Unione.

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