Bossetti, il legale che ha cambiato la scena mediatica: chi è Salvagni
Dalla carriera nel canottaggio all’aula di tribunale, il profilo dell’avvocato di Como che dal 2014 affianca la difesa di Massimo Bossetti.
La sua nomea pubblica nasce soprattutto dal caso Bossetti, ma prima di arrivarci Claudio Salvagni aveva già costruito una carriera solida tra diritto penale e sport. Iscritto all’Albo di Como e abilitato al patrocinio in Cassazione, il legale è entrato nel fascicolo del muratore di Mapello nel giugno 2014, poco prima di compiere 50 anni.
Dallo sport al foro di Como
Nato a Roma nel 1964, Salvagni si è spostato a Como seguendo il padre, ufficiale della Guardia di Finanza. Negli anni Ottanta ha vissuto anche una parentesi agonistica importante nel canottaggio con le Fiamme Gialle: ai Mondiali universitari di Milano del 1984 ha conquistato l’oro nel quattro con e l’argento nella stessa specialità sui 500 metri, oltre ad altri titoli italiani.
In seguito ha lasciato l’attività sportiva a livello competitivo e ha completato il percorso universitario in Giurisprudenza. Negli anni Novanta si è iscritto all’albo, mentre nel 1999 ha fondato lo Studio Salvagni a Como. La sua attività si è concentrata sul penale, con una particolare attenzione a reati economici, finanziari, societari, fallimentari, tributari e contro la pubblica amministrazione, senza trascurare i profili legati allo sport e all’industria.
Nel corso della carriera ha assistito anche nomi conosciuti della finanza e dell’ambiente sportivo. Parallelamente ha mantenuto un legame costante con il remo, assumendo incarichi dirigenziali nella S.C. Lario come consigliere e direttore sportivo, oltre a continuare a gareggiare in ambito master.
Il caso Bossetti lo ha reso noto
La svolta mediatica è arrivata con Massimo Bossetti, che Salvagni segue insieme a Paolo Camporini. Dal giugno 2014 i due lavorano sulla linea difensiva del loro assistito, puntando a contestare il quadro accusatorio, a chiedere ulteriori verifiche sui reperti e a spingere per una possibile revisione del processo. In più occasioni il procedimento è stato definito dal legale un “processo farsa”, mentre la tesi sostenuta è sempre stata quella dell’innocenza.
Le prime parole pubbliche del difensore arrivarono alla fine di giugno 2014, fuori dal carcere di Bergamo, dopo il colloquio iniziale con Bossetti. In quell’occasione Salvagni disse: «Mi ha convinto» e aggiunse che l’imputato appariva «sereno e determinato a provare la sua innocenza».
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Da allora la sua esposizione televisiva è cresciuta. Nel 2014 fu ospite di Quarto Grado per parlare delle condizioni di detenzione di Bossetti e ribadire la linea difensiva; in altri momenti è apparso anche in trasmissioni locali e, più di recente, in programmi e podcast dedicati alla cronaca giudiziaria, tra cui Confessione Reporter, Incidente Probatorio / Fatti di Nera, Fuori dalle Righe e un’intervista esclusiva diffusa nel giugno 2026.
Una vita riservata, pochi dettagli pubblici
Sul fronte personale Salvagni è sempre stato molto prudente. Alcuni elementi sono emersi nel 2023, quando il furto di uno zaino con il suo computer a Lentate sul Seveso fu denunciato dalla compagna Annalisa Cattaneo, indicata negli articoli anche come moglie e presentata come esponente politica locale e dipendente comunale. In quei resoconti lei parlava di lui come di «mio marito».
Dalle cronache è emerso anche che avrebbe una figlia adulta, Petra Salvagni, laureata in Giurisprudenza con lode e presente nello studio del padre a Como, oltre a un figlio più giovane. Su questi aspetti, però, il legale ha mantenuto un profilo estremamente riservato, limitando le informazioni disponibili al solo circuito della stampa.
Il suo studio resta a Como, mentre la dimensione privata appare collegata soprattutto a Lentate sul Seveso. Tra i tratti che ricorrono spesso nei profili dedicati a Salvagni ci sono infine il rapporto con il lago di Como, l’interesse per il canottaggio e una presenza online quasi esclusivamente professionale, concentrata sul lavoro forense e sul caso Bossetti.
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