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Cronaca 2 min di letturaieri

Aosta, Pride e svastica: la diocesi prende le distanze ma non basta

L’immagine condivisa dal segretario del vescovo ha scatenato la protesta del Comitato Aosta Pride dopo la manifestazione con oltre 3mila partecipanti.

La polemica esplosa ad Aosta dopo il Pride coinvolge direttamente Gilbert Turcotti, segretario personale del vescovo Franco Lovignana. Un contenuto pubblicato sul suo stato di WhatsApp ha provocato la reazione degli organizzatori e ha spinto la diocesi a chiarire che quella posizione non rappresenta ufficialmente l’istituzione ecclesiastica.


L’immagine che ha acceso lo scontro

Nel post compariva una bandiera arcobaleno associata al Pride, raffigurata mentre assumeva la forma di una svastica. A completare l’immagine c’era la frase “Questioni di prospettiva...”. La pubblicazione è arrivata dopo la manifestazione di sabato scorso, alla quale, secondo le informazioni riportate, hanno preso parte più di 3mila persone.

Alice Sartore, portavoce del Comitato Aosta Pride, ha contestato duramente il significato dell’immagine. “Trasformare la bandiera del Pride in una svastica è un insulto alla memoria delle persone omosessuali e trans perseguitate, deportate e uccise dal nazismo”, ha affermato, sottolineando il richiamo alle vittime della persecuzione nazista.


La diocesi parla di opinione personale

La diffusione del contenuto ha chiamato in causa anche Franco Lovignana, vescovo di Aosta e vice presidente della Conferenza episcopale piemontese. In una nota, il presule ha precisato che le comunicazioni ufficiali della diocesi passano soltanto attraverso i suoi canali istituzionali.

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Il chiarimento stabilisce quindi che eventuali messaggi pubblicati individualmente non possono essere considerati espressione della diocesi. La nota specifica che “ogni altra presa di posizione, da chiunque espressa, riveste il carattere di parere personale di chi la esprime”, ricond ucendo così il post di Turcotti alla sfera personale.


La replica degli organizzatori

La precisazione del vescovo non ha però chiuso la contestazione. Il Comitato Aosta Pride ha fatto sapere di non considerare sufficiente la risposta arrivata dalla diocesi, perché non contiene quella presa di distanza esplicita che gli organizzatori avevano richiesto dopo la pubblicazione dell’immagine.

La vicenda, riportata dal settimanale locale Gazzetta Matin, resta dunque concentrata su due piani distinti: da una parte il contenuto attribuito a una persona che ricopre un incarico vicino al vescovo, dall’altra la posizione formale dell’istituzione religiosa, che ha escluso un valore ufficiale per dichiarazioni e prese di posizione esterne ai propri canali.

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