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Cronaca 1 min di lettura7 min fa

Alzheimer, Spadin: serve una rete nazionale di cure

Il documento Rapid indica l’integrazione tra territorio e centri specializzati per diagnosi e trattamenti più accessibili

Il progetto Rapid ha pubblicato un documento di consenso sull’assistenza alle persone con Alzheimer. Per Patrizia Spadin, presidente dell’Aima, il lavoro evidenzia la necessità di collegare meglio i servizi territoriali con i centri di cura.

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Una rete uniforme per i pazienti

Secondo Spadin, l’arrivo di nuove terapie rende ancora più urgente costruire un sistema coordinato. Pazienti e familiari devono poter contare su servizi distribuiti in modo omogeneo, oltre che su un accesso equo alla diagnosi e alle cure.

“Pazienti e caregiver hanno bisogno di trovare una rete di cura degna di questo nome, che sia uniforme su tutto il territorio nazionale”, ha affermato la presidente dell’Aima commentando il documento. A suo giudizio, negli ultimi anni molte necessità delle famiglie sono rimaste senza una risposta adeguata.


Il ruolo del progetto Rapid

Il documento è stato realizzato nell’ambito di Rapid, acronimo di “Revolutionizing Alzheimer’s Patient care model. Initiatives Driving the future”, con il supporto di Eisai Italia e il coordinamento metodologico di Iqvia.

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Spadin ha spiegato che l’iniziativa punta a rendere disponibili le competenze necessarie sia per riconoscere la malattia nelle fasi iniziali sia per assistere chi presenta già sintomi evidenti. L’obiettivo riguarda quindi l’intero percorso, dall’individuazione dei segnali alla presa in carico.


Diagnosi e trattamenti

La presidente dell’Aima ha distinto due gruppi di persone: quelle già colpite dalla malattia, destinate a un possibile peggioramento nel tempo, e quelle che potrebbero svilupparla in futuro.

Per queste ultime, ha osservato Spadin, occorrono professionalità capaci di riconoscere tempestivamente gli indicatori della patologia e di accompagnare i pazienti verso trattamenti che al momento non sono ancora disponibili.

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