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Cronaca 2 min di lettura5 ore fa

Abissi tra Corfù e Cefalonia: cosa ha cercato Deep-Impact

La missione coordinata da OGS ha studiato canyon, habitat profondi e contaminanti con robot, trappole sperimentali e piattaforme autonome

«Vogliamo capire in che modo le acque dense entrino in relazione con i canyon e con gli ecosistemi profondi, e se possano favorire il trasferimento di microplastiche e altri contaminanti verso le aree abissali». È questo l’obiettivo indicato da Riccardo Martellucci, responsabile scientifico di Deep-Impact e ricercatore della Sezione di Oceanografia dell’OGS.

La domanda ha guidato una campagna nel Mar Ionio, in una porzione di Mediterraneo ancora scarsamente conosciuta dal punto di vista degli ambienti profondi. L’attività rientra in Aquarius, infrastruttura europea che sostiene la ricerca marina mettendo a disposizione navi, mezzi subacquei, piattaforme autonome e osservatori.


Una squadra riunita sulla Aegaeo

Le operazioni si sono svolte a bordo della nave da ricerca Aegaeo, con la partecipazione di un gruppo multidisciplinare dell’OGS. Al lavoro hanno contribuito anche studiosi della Scottish Association for Marine Science, dell’Università di Catania, dell’Università del Salento, del National Institute of Biology di Lubiana e dell’Hellenic Centre for Marine Research.

La varietà degli enti coinvolti ha permesso di affiancare rilevamenti fisici, osservazioni biologiche, indagini geofisiche e attività dedicate al funzionamento degli ecosistemi situati a grande profondità. Alle competenze degli equipaggi scientifici si sono aggiunte quelle legate ai sistemi autonomi per l’esplorazione oceanica.


Il tratto ionico sotto osservazione

La spedizione si è concentrata sui fondali compresi tra Corfù e Cefalonia. Deep-Impact, progetto europeo coordinato dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale – OGS, ha portato a termine qui una serie di osservazioni sugli habitat profondi e sulle dinamiche che li caratterizzano.

L’area rappresenta una delle zone meno investigate del Mediterraneo profondo. La campagna appena conclusa ha quindi prodotto dati utili a descrivere sia la conformazione dei fondali sia la presenza di forme di vita e sostanze trasportate nelle acque più profonde.

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Robot, pesci e Dna ambientale

Un veicolo sottomarino comandato dalla superficie, il Rov, ha consentito di esaminare direttamente i fondali e gli habitat. Per raccogliere pesci di profondità è stata impiegata anche una trappola sperimentale: gli esemplari saranno sottoposti ad analisi per verificare la presenza e l’eventuale accumulo di contaminanti.

I ricercatori hanno inoltre prelevato campioni di benthos e materiale destinato allo studio del Dna ambientale, o eDna, nelle acque profonde. In parallelo, il gruppo dell’OGS specializzato nei glider ha svolto rilevamenti con un aliante sottomarino e con un profilatore autonomo sperimentale.


Un progetto dentro Aquarius

L’impostazione di Deep-Impact unisce oceanografia fisica, biologia marina, geofisica, osservazione automatizzata e analisi degli ecosistemi profondi. Questa integrazione ha permesso di mettere in relazione le caratteristiche delle masse d’acqua con le condizioni dei fondali e degli organismi che li abitano.

Aquarius assegna le proprie risorse attraverso bandi competitivi dedicati all’accesso alla ricerca marina. L’infrastruttura contribuisce agli obiettivi della missione europea Restore our Ocean and Waters by 2030, rivolta alla tutela e al ripristino degli oceani e delle acque.

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