35mila morti, Mediterraneo a 33 gradi: l’estate dell’allarme climatico
Il rapporto Copernicus fotografa una stagione eccezionale per caldo, siccità e mari bollenti, mentre ghiacciai, raccolti e calotta artica continuano a ridursi
Un’estate così calda da lasciare un bilancio pesantissimo in Europa: tra il 15 maggio e il 30 settembre le temperature elevate avrebbero provocato circa 35mila decessi. Nello stesso periodo, il Mediterraneo occidentale ha raggiunto i 33 °C e l’Europa occidentale ha vissuto la stagione più calda mai rilevata nella sua area.
Il quadro tracciato dai dati di Copernicus comprende anche fiumi ai minimi trentennali, coltivazioni penalizzate dalla siccità e una crescita costante del livello dei mari. A questi segnali si aggiunge la perdita di ghiaccio sulle Alpi e nell’Artico, mentre in Italia il caldo dovrebbe proseguire oltre la fine di settembre.
Il caldo ha lasciato migliaia di vittime
Secondo una stima dell’Instituto de Salud Carlos III resa pubblica da Bloomberg, il caldo ha causato in Europa circa 35mila morti durante l’estate. La temperatura media è risultata superiore di 2,5 °C rispetto ai valori di riferimento e il 52% del continente è stato esposto a condizioni di forte stress termico; per l’80% degli abitanti il disagio ha raggiunto almeno il livello considerato “forte”.
La Spagna ha contato 5.805 decessi tra il 15 maggio e il 30 settembre, il valore più elevato dall’avvio delle rilevazioni nel 2015. In Francia le vittime sono state 7.824, mentre la Germania ha registrato circa 16mila morti tra il 6 aprile e il 13 settembre, secondo il Robert Koch Institute: anche in questo caso si tratta del dato più alto di almeno l’ultimo decennio.
Diana Gomez, responsabile del sistema di sorveglianza della mortalità dell’Instituto de Salud Carlos III, ha spiegato che la Spagna ha attraversato 61 giorni di ondata di calore, distribuiti tra quattro episodi estivi, uno a settembre e ulteriori fasi di caldo estremo già a maggio. Per l’Italia non è stato diffuso un bilancio ufficiale della mortalità estiva; nel Regno Unito una stima attribuisce al caldo 2.877 decessi nei mesi di maggio e giugno, mentre in Belgio ne sono stati calcolati 2.112 tra il 18 giugno e il 12 luglio.
Il Mediterraneo non riesce a raffreddarsi
Il mare ha conservato temperature insolitamente elevate anche dopo l’inizio dell’autunno. Nell’ultima settimana di settembre, lungo gran parte delle coste occidentali italiane, l’acqua oscillava tra 25 e 27 °C, con anomalie generalmente comprese tra 2 e 3 gradi.
Il consorzio Lamma, sostenuto dal Cnr e dalla Regione Toscana, ha rilevato punte di 4-5 °C oltre la media tra Mar Ligure, Corsica e Sardegna. Il 30 settembre la temperatura media del Mediterraneo era di 25,1 °C, cioè 2,4 °C sopra la norma: un livello che sarebbe stato superiore alla media persino nel momento più caldo di agosto.
Il decimo rapporto sullo stato degli oceani del Servizio Marino Copernicus indica inoltre che il livello medio dei mari è aumentato di 4,2 millimetri all’anno tra il 2012 e il 2025. Nel Mediterraneo, sia nella parte occidentale sia in quella orientale, la crescita ha raggiunto 6,4 millimetri annui. L’innalzamento dipende dalla fusione dei ghiacci e dall’espansione dell’acqua provocata dal riscaldamento.
Ghiacciai e Artico perdono terreno
La riduzione delle superfici ghiacciate è ormai evidente in più aree del pianeta. Durante l’estate i ghiacciai svizzeri hanno perso il 5% della loro estensione, mentre nell’Artico la copertura di ghiaccio diminuisce ogni dieci anni di circa 500mila chilometri quadrati, un’area paragonabile a quella della Spagna.
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Per Copernicus, l’estate appena conclusa è stata la terza più calda mai osservata in Europa e la più calda nella parte occidentale del continente. Le condizioni anomale si sono presentate presto, con una prima grande ondata alla fine di maggio e episodi di caldo intenso rimasti frequenti per tutta la stagione.
Il rapporto segnala anche la portata ridotta dei fiumi europei, arrivati ai livelli estivi più bassi degli ultimi trent’anni. I risultati sono stati elaborati dal Servizio per i cambiamenti climatici di Copernicus insieme al Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine.
Raccolti ridotti e siccità
Le temperature elevate hanno colpito anche l’agricoltura dell’Unione europea. Il Centro comune di ricerca della Commissione europea ha rilevato maturazioni anticipate e rese inferiori rispetto alla media degli ultimi quindici anni.
La soia ha registrato un calo del 15%, il mais verde del 14%, la barbabietola da zucchero dell’11% e le patate del 7%. Per il riso la contrazione è stata del 3%, con un peso particolare della siccità che ha interessato il Nord Italia.
Nel nostro Paese le massime restano vicine ai 30 °C e le previsioni mensili dell’Aeronautica militare indicano temperature superiori alla media per tutto ottobre. Il protrarsi del caldo arriva mentre il mare, soprattutto nel bacino occidentale, mantiene una quantità di energia accumulata durante l’estate.
Atacama ricoperto di fiori
Un effetto opposto si osserva nell’emisfero australe, dove la primavera sta facendo aumentare le temperature. Nel deserto di Atacama, in Cile, considerato il luogo più arido della Terra, le piogge sono state molto più abbondanti del consueto e il paesaggio è stato coperto da una fioritura dai toni vivaci.
Il fenomeno dovrebbe proseguire fino a novembre e sta attirando numerosi visitatori. L’abbondanza d’acqua, tuttavia, è collegata a El Niño, la corrente calda del Pacifico che può intensificare le precipitazioni sull’America meridionale e che quest’anno ha raggiunto dimensioni eccezionali.
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