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Calcio 3 min di lettura1 ora fa

Onorato parla di Lazio, Gattuso e dello stadio Flaminio

L’assessore romano ha ricordato la sua fede biancoceleste, l’era Cragnotti e il rapporto con Lotito

Alessandro Onorato ha raccontato il suo rapporto con la Lazio e commentato la stagione della squadra guidata da Gattuso.

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Il confronto tra Lazio e Roma

Parlando delle elezioni politiche del 2027, l’assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma ha ammesso di non riuscire a scegliere tra un nuovo scudetto biancoceleste e una vittoria del centrosinistra. Ha poi previsto un campionato favorevole alla Roma, indicando nella squadra di Gasperini la formazione più attrezzata sulla carta e ricordando che il Circo Massimo sarebbe già prenotato per i festeggiamenti.

Onorato ha definito inatteso il rendimento della Lazio, arrivata più in alto delle previsioni, e ha collegato con ironia il momento della squadra alle primarie: «Vogliamo partecipare, non vogliamo vincere». Secondo l’assessore, il gruppo legato a Gattuso può rappresentare la novità della competizione interna, anche se l’obiettivo politico resta la vittoria alle elezioni generali.


La fede biancoceleste a Roma

Onorato ha promosso il sindaco Roberto Gualtieri e ha raccontato che lui e Giuseppe Conte, pur mantenendo spesso un atteggiamento controllato, diventano tifosi molto accesi quando si parla della Roma. L’assessore ha aggiunto di avere circa il 90% degli amici romanisti e di aver frequentato il liceo con Daniele De Rossi, conosciuto fin dall’infanzia.

La sua scelta per la Lazio è maturata anche per spirito anticonformista: a scuola nessuno sosteneva la squadra biancoceleste e proprio questa condizione lo aveva attirato. Cresciuto a Ostia tra sostenitori della Roma, Onorato ha raccontato di essere rimasto sorpreso quando, trasferendosi a Roma Nord, ha trovato una maggioranza di tifosi laziali.


Dallo stadio al rapporto con Lotito

L’intervento è stato raccolto nel podcast «Mezzo Destro & Mezzo Sinistro» di Open Comunicazione. Onorato ha spiegato di non poter seguire ogni partita allo stadio per ragioni familiari e professionali, ma di essere tornato sugli spalti in occasione di Lazio-Milan, anche per accompagnare le figlie, entrambe tifose biancocelesti.

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La sua prima partita dal vivo risale al 1992, quando raggiunse lo stadio in pullman insieme a un amico del fratello. Il ricordo più nitido è il colpo di testa di Karl Heinz Riedle per il gol del 2-1. Sul presidente Claudio Lotito, invece, Onorato ha distinto il carattere personale dai rapporti legati al progetto dello stadio Flaminio: lo considera molto divertente a cena, ma meno semplice da gestire quando si discute dell’impianto.


I ricordi dell’era Cragnotti

L’assessore ha ammesso di provare nostalgia per la Lazio di Sergio Cragnotti, soprattutto perché quella squadra ha accompagnato la sua adolescenza. In quegli anni gli acquisti sembravano senza limiti e la società era arrivata a valutare anche Ronaldo il Fenomeno, mentre campioni come Alessandro Nesta e Sinisa Mihajlovic alimentavano l’idea che tutto fosse possibile.

Il giudizio sul presidente, però, resta diviso. Da tifoso Onorato conserva l’affetto per quella Lazio, mentre da cittadino ha definito gravissime le vicende legate ai bilanci gonfiati e alle perdite subite da migliaia di risparmiatori tra Cirio e Parmalat. A suo avviso, oggi il calcio richiede strutture professionali e risorse globali, difficili da sostenere per una sola famiglia o per un imprenditore individuale.


Curva, inno e vecchi campioni

Per seguire le partite Onorato sceglie soprattutto sciarpa e maglia. Dopo diversi anni in Curva Nord, ha preferito i distinti e ha raccontato di non vivere più lo stadio con lo stesso divertimento di un tempo; tra i ricordi più intensi ha citato l’aquila, il coro «Non mollare mai» e soprattutto l’inno, legato all’ingresso nell’impianto e alla vista del campo durante l’infanzia.

Nel confronto tra gli ex giocatori, l’assessore ha indicato Mihajlovic rispetto a Nesta per il legame emotivo, pur ribadendo l’amore per entrambi. Ha poi ricordato la classe di Juan Sebastian Veron, la forza di Simeone, la superiorità tecnica di Pavel Nedved e il talento di Roberto Mancini, definendo quella Lazio una squadra composta da campioni e grandi personalità. Su Marcelo Salas ha scherzato: lo ricordava con i capelli lunghi e ha preferito conservare quell’immagine del passato.

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