Zhang Weiwei: «L’Europa è debole e ha perso autonomia
L’intellettuale cinese difende il modello politico di Pechino, critica Bruxelles e definisce irrazionale l’ipotesi di una guerra con Mosca entro la fine del decennio.
L’Europa dovrebbe smettere di cercare la protezione di Washington e recuperare una propria direzione strategica. È questa la tesi sostenuta da Zhang Weiwei, professore di Relazioni internazionali e direttore del China Institute della Fudan University, secondo cui l’Unione europea oggi esprime una leadership molto meno efficace di quella cinese.
Intervistato al Centro Studi Americani durante un incontro promosso dal Berggruen Institute, Zhang ha difeso l’idea della Cina come “Stato-civiltà”: non soltanto un Paese moderno, ma il risultato di una continuità politica e culturale iniziata migliaia di anni fa. La sua lettura mette in discussione l’idea che il modello liberaldemocratico occidentale possa rappresentare l’unico criterio valido per valutare ogni sistema politico.
L’Europa secondo Zhang è troppo dipendente
Per l’intellettuale cinese, il problema europeo non riguarda soltanto la crescita economica o i rapporti commerciali. Bruxelles avrebbe progressivamente rinunciato a una parte della propria autonomia, finendo per dipendere dalle scelte degli Stati Uniti anche su sicurezza, tecnologia e catene di approvvigionamento.
Zhang ha richiamato anche le posizioni espresse in passato da Emmanuel Macron sul rischio che l’Europa possa trasformarsi in una sorta di subordinata di Washington. A suo giudizio, l’Unione dovrebbe invece tutelare i propri interessi, che non coincidono necessariamente con quelli americani, russi o cinesi. Quanto a Donald Trump, lo studioso ritiene che il presidente statunitense tenda a rispettare soprattutto i Paesi e i leader dotati di maggiore forza negoziale.
La sua critica si estende alla gestione della guerra in Ucraina. Zhang ha riproposto la posizione di Pechino secondo cui l’allargamento della Nato avrebbe contribuito in modo rilevante all’origine del conflitto e ha definito “irrazionale” l’eventualità che alcuni Stati europei si preparino a uno scontro con la Russia entro la fine del decennio.
Il modello cinese e la sfida democratica
Al centro della sua analisi c’è la lunga esperienza di unificazione della Cina, iniziata nel 221 avanti Cristo. Zhang sostiene che, per oltre duemila anni, il Paese abbia sviluppato una struttura politica unitaria, diversa dal moderno sistema a partito unico ma fondata su una tradizione amministrativa e confuciana molto radicata.
Un elemento decisivo sarebbe stato il ricorso agli esami per selezionare i funzionari pubblici, pratica introdotta circa 1.500 anni fa. Secondo Zhang, ancora oggi molti dirigenti cinesi arrivano ai vertici dopo aver amministrato province con decine di milioni di abitanti, talvolta oltre cento milioni. Da questa esperienza deriverebbe, nella sua interpretazione, una classe dirigente particolarmente preparata.
“Considero la leadership politica cinese tra le più competenti al mondo”, ha affermato. Rivolgendo poi una critica diretta all’Unione europea, ha aggiunto: “La trovo molto debole, molto al di sotto di quella cinese. L’Europa merita una leadership migliore”.
Questa impostazione è stata al centro anche del confronto del 2011 con Francis Fukuyama, autore de “La fine della storia”. Zhang contrappone alla centralità delle istituzioni liberaldemocratiche sostenuta da Fukuyama l’idea che la modernizzazione possa seguire percorsi differenti. Il riferimento alla specificità storica, tuttavia, apre un tema controverso: il rischio è che sistemi autoritari vengano giustificati come semplici espressioni di una diversa evoluzione politica.
Commercio, Pechino chiede equilibrio
Nei rapporti economici tra Cina ed Europa, Zhang ha riconosciuto l’esistenza di un forte avanzo commerciale cinese, ma ha invitato a leggere il dato in modo più articolato. Una parte delle esportazioni verso l’Europa, ha spiegato, riguarda prodotti realizzati in Cina da società europee, soprattutto nel settore automobilistico.
Secondo il professore, inoltre, il quadro cambia se si considerano gli scambi nel comparto dei servizi, dove sarebbe invece la Cina a registrare un disavanzo nei confronti dell’Unione. Anche i profitti ottenuti dalle imprese europee presenti sul mercato cinese dovrebbero essere inclusi nel calcolo complessivo.
“La posizione cinese è molto chiara: non vogliamo mantenere né un surplus né un deficit”, ha dichiarato. L’obiettivo indicato è una relazione capace di produrre benefici reciproci, mentre una guerra commerciale sarebbe, a suo giudizio, dannosa per entrambe le parti.
Le previsioni rivendicate da Zhang
Zhang è una figura molto nota nel dibattito pubblico cinese. Accanto all’attività accademica partecipa al programma politico “This Is China” di Dragon TV e ha raccolto centinaia di milioni di visualizzazioni sui social. Nel maggio 2021 intervenne davanti al Politburo del Partito comunista presieduto da Xi Jinping, con una relazione dedicata alla capacità della Cina di presentarsi al mondo.
Nel colloquio ha inoltre ricordato alcune analisi formulate negli anni passati. A suo dire, aveva previsto che l’entusiasmo per le Primavere arabe sarebbe sfociato in un “inverno arabo”, sostenuto la necessità di riformare anche il sistema politico statunitense e segnalato il possibile impatto del populismo sulle democrazie occidentali.
Zhang collega quelle valutazioni all’ascesa di Donald Trump e considera il loro avverarsi una conferma della propria lettura delle fragilità occidentali. La sua interpretazione resta fortemente legata alla difesa del percorso cinese e alla richiesta che l’Europa costruisca una posizione più autonoma nei rapporti con le grandi potenze.
Continua a leggere
Kiev sotto pressione: colpiti Ponte Nord e depositi a Hostomel
La capitale ucraina è stata raggiunta da nuovi raid dopo quelli contro il Ponte Sud, mentre a Hostomel quattro persone sono rimaste ferite, tra cui una bambina di 8 anni.
Zhang Weiwei: «L’Europa non deve diventare vassalla degli Usa
Il professore cinese difende l’autonomia europea, critica Bruxelles e invita Pechino e Unione europea a evitare una guerra commerciale.
Sacrestani di Padre Pio, la pista Conte si ferma davanti a fra’ Fedele
Il frate 93enne, zio dell’ex premier, non vuole essere coinvolto nella vertenza dei lavoratori del santuario e racconta il suo legame con Padre Pio.
Tentato dirottamento, la conferma dell’attentato: chi è il copilota di Flydubai
Hamam al-Hammami, 29 anni, è stato identificato dopo il tentativo di dirottamento; sui suoi profili sono comparsi contenuti legati ad Al Qaeda.