Zhang Weiwei: «L’Europa non deve diventare vassalla degli Usa
Il professore cinese difende l’autonomia europea, critica Bruxelles e invita Pechino e Unione europea a evitare una guerra commerciale.
«La Cina ha spesso detto no alle superpotenze». È da questa posizione che Zhang Weiwei legge il rapporto tra Pechino, Washington e Bruxelles, richiamando anche le guerre combattute dal suo Paese contro potenze straniere. Per il professore, l’Europa dovrebbe recuperare una maggiore capacità di iniziativa invece di affidarsi agli equilibri decisi altrove.
Secondo Zhang, gli interessi europei non coincidono automaticamente con quelli degli Stati Uniti, della Russia o della Cina. L’Unione europea dovrebbe quindi difendere le proprie priorità senza cercare a tutti i costi il consenso di Donald Trump o di Washington. A suo giudizio, il presidente americano tende a rispettare soprattutto gli Stati e i leader che mostrano forza, tra cui Vladimir Putin e la dirigenza cinese.
L’Europa deve ritrovare autonomia
Zhang attribuisce alla Cina una posizione costante a favore dell’integrazione europea e dell’indipendenza strategica del continente. Il problema, sostiene, sarebbe piuttosto il progressivo arretramento dell’autonomia dell’Unione europea, una preoccupazione già espressa anche da Emmanuel Macron con il riferimento al rischio di diventare un “vassallo” degli Stati Uniti.
Il docente considera inoltre irrazionale l’idea, sostenuta in alcuni Paesi europei, di prepararsi a un possibile conflitto con la Russia entro la fine del decennio. Sulla guerra in Ucraina ripropone la lettura di Pechino: l’espansione della Nato avrebbe contribuito in modo decisivo alla nascita della crisi.
Il commercio divide Pechino e Bruxelles
Nel confronto sui rapporti economici, Zhang respinge l’idea che il forte avanzo cinese negli scambi con l’Europa possa essere valutato senza esaminare l’intero quadro. Una quota rilevante delle esportazioni, osserva, riguarda beni prodotti in Cina da aziende europee, soprattutto nel comparto automobilistico, e poi destinati ai consumatori del continente.
Il professore invita a includere anche il settore dei servizi, nel quale sarebbe invece la Cina a registrare un disavanzo nei confronti dell’Unione europea. Sommando questo elemento ai profitti delle imprese europee, la distanza tra le due parti apparirebbe meno ampia. La soluzione, secondo Zhang, consiste nell’ampliare i vantaggi reciproci: «Una guerra commerciale sarebbe semplicemente stupida, sia per la Cina sia per l’Europa».
La Cina come Stato-civiltà
Zhang Weiwei è stato intervistato al Centro Studi Americani durante un appuntamento promosso dal Berggruen Institute, realtà presente a Los Angeles, Pechino e Venezia. Al confronto hanno partecipato esponenti di un ambiente euro-atlantico insieme al docente di Relazioni internazionali, che dirige anche il China Institute della Fudan University.
La sua notorietà, tuttavia, non nasce soltanto dall’attività accademica. Zhang è una delle voci pubbliche più conosciute in Cina: insegna, conduce il programma politico This Is China su Dragon TV e raggiunge centinaia di milioni di visualizzazioni sulle piattaforme sociali.
Nel maggio 2021 intervenne davanti al Politburo del Partito comunista, presieduto da Xi Jinping, per parlare della capacità cinese di presentarsi e raccontarsi al resto del mondo. Il fulcro della sua analisi è la definizione di “Stato-civiltà”, con cui descrive la combinazione tra una struttura statale moderna di dimensioni enormi e una continuità politica e culturale che affonda le radici in migliaia di anni di storia.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Una critica al modello occidentale
Per Zhang, la Cina non può essere valutata come un semplice Stato-nazione costruito secondo lo schema europeo dell’età moderna. La sua identità deriverebbe dalla fusione, nel corso dei secoli, di centinaia di entità politiche e della più antica civiltà continua ancora esistente.
Da questa impostazione discende anche la contestazione dei criteri occidentali utilizzati per giudicare i sistemi politici. Multipartitismo, alternanza elettorale e democrazia liberale, nella sua interpretazione, non sarebbero parametri validi in modo universale. Zhang richiama l’unificazione cinese del 221 avanti Cristo e la tradizione degli esami imperiali per la selezione dei funzionari, presentandole come antecedenti della centralità attribuita oggi all’esperienza amministrativa.
Il docente ritiene infatti che molti dirigenti cinesi abbiano raggiunto i vertici dopo aver amministrato province con decine di milioni di residenti, in alcuni casi più di cento milioni. Da qui nasce il suo giudizio sulla classe dirigente: «Considero la leadership politica cinese tra le più competenti al mondo», mentre quella dell’Unione europea sarebbe «molto debole» e «molto al di sotto» di quella cinese.
Questa lettura è al centro di una disputa più ampia sul rapporto tra storia, modernizzazione e legittimità politica. Il confronto del 2011 con Francis Fukuyama, autore de La fine della storia, mise a paragone due visioni opposte: da una parte la centralità delle istituzioni liberaldemocratiche, dall’altra l’idea di Zhang che l’esperienza cinese dimostrasse la possibilità di seguire percorsi differenti.
Le previsioni rivendicate da Zhang
A distanza di quindici anni, Zhang continua a presentare quel confronto come una tappa decisiva della propria riflessione. Ricorda di aver messo in dubbio l’ottimismo suscitato dalle Primavere arabe, prevedendo una trasformazione in “Inverno arabo”, e di aver sostenuto che anche il sistema politico statunitense avrebbe avuto bisogno di riforme profonde.
Nella stessa prospettiva, afferma di aver segnalato in anticipo il pericolo rappresentato dal populismo per le democrazie occidentali. Collega quella previsione all’elezione di Donald Trump, che secondo la sua ricostruzione avrebbe finito per risultare ancora più impopolare di George W. Bush.
Il giudizio sulla Cina resta dunque inserito in una critica generale all’Occidente. Zhang non considera soltanto l’economia, ma anche la qualità della leadership, il grado di autonomia strategica e la capacità delle istituzioni di adattarsi alle trasformazioni politiche contemporanee.
Continua a leggere
Zhang Weiwei sfida l’Europa: «Leadership debole e troppa dipendenza dagli Usa
Il politologo cinese difende il modello di Pechino, contesta la lettura occidentale della guerra in Ucraina e invita l’Unione europea a recuperare autonomia strategica.
Zhang Weiwei: “L’Europa è debole” e rischia di perdere autonomia
Il professore cinese difende il modello politico di Pechino, critica Bruxelles e invita Europa e Cina a evitare una guerra commerciale
Metz brucia, a Marsiglia scatta un fermo: cosa succede nelle proteste
Un incendio ha colpito una scuola nella notte, mentre un quindicenne è accusato di aver aggredito una passante con uno spray incendiario durante le manifestazioni.
Kiev sotto pressione: colpiti Ponte Nord e depositi a Hostomel
La capitale ucraina è stata raggiunta da nuovi raid dopo quelli contro il Ponte Sud, mentre a Hostomel quattro persone sono rimaste ferite, tra cui una bambina di 8 anni.