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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Zhang Weiwei: «L’Europa è debole, con Trump non serve ingraziarsi

Il professore cinese difende il modello di Pechino, critica l’autonomia europea e avverte sui rischi di una guerra commerciale tra Cina e Unione europea.

Per Zhang Weiwei, l’Europa dovrebbe smettere di cercare il consenso di Washington e recuperare una propria direzione strategica. Il docente della Fudan University considera la leadership cinese più preparata di quella dell’Unione europea e legge il confronto tra i due modelli alla luce della diversa storia politica dei due sistemi.


L’Europa secondo Zhang è troppo debole

Intervistato al Centro Studi Americani durante un incontro del Berggruen Institute, il professore ha sostenuto che Pechino continua a favorire l’integrazione europea, mentre sarebbero gli stessi Paesi del continente ad aver ceduto parte della loro indipendenza agli Stati Uniti. A suo giudizio, l’Europa avrebbe interessi specifici, non sempre coincidenti con quelli americani, russi o cinesi.

Zhang ha inoltre collegato questa fragilità alla politica di Donald Trump, descritto come un leader incline a rispettare soprattutto gli interlocutori che considera forti. Da qui la sua conclusione: «L’Europa dovrebbe difendere con fermezza i propri interessi», senza puntare a ottenere il favore del presidente statunitense o dell’amministrazione americana.


Pechino rivendica il modello cinese

Al centro della sua analisi c’è l’idea della Cina come “Stato-civiltà”: non soltanto un Paese moderno, ma l’unione tra un apparato statale di dimensioni imponenti e una continuità storica che risalirebbe a millenni fa. Zhang richiama l’unificazione del 221 avanti Cristo e la tradizione degli esami imperiali per spiegare l’importanza attribuita ancora oggi alla selezione e all’esperienza amministrativa dei dirigenti.

Il docente, che dirige il China Institute della Fudan University ed è una figura molto nota nel dibattito pubblico cinese, sostiene che molti esponenti dell’attuale classe dirigente abbiano maturato esperienza governando province con decine di milioni di abitanti. Per questo ha definito la leadership cinese «tra le più competenti al mondo», giudicando invece quella europea «molto debole» e «molto al di sotto» dello standard di Pechino.


Commercio, il rischio di uno scontro

Nel rapporto economico tra Cina e Unione europea, Zhang invita a non fermarsi al solo disavanzo commerciale europeo. Una quota delle esportazioni cinesi verso l’Europa, ha spiegato, riguarda beni prodotti in Cina da aziende europee, in particolare nel settore automobilistico. Inoltre, secondo la sua lettura, il vantaggio europeo negli scambi di servizi e i profitti delle imprese del continente ridimensionerebbero la distanza complessiva.

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La posizione ufficiale cinese, ha aggiunto, non sarebbe orientata a mantenere stabilmente né un surplus né un deficit, ma a costruire benefici reciproci. Una guerra commerciale, nelle sue parole, danneggerebbe entrambe le parti e impedirebbe di ampliare il valore complessivo degli scambi.


Ucraina e accuse all’Occidente

Sulla guerra in Ucraina, Zhang ha riproposto la tesi secondo cui l’espansione della Nato avrebbe contribuito in modo decisivo all’origine del conflitto. Ha inoltre definito irrazionale l’ipotesi, discussa in alcuni Paesi europei, di prepararsi a un possibile scontro con la Russia entro la fine del decennio.

La sua critica all’Occidente si inserisce in una posizione elaborata da anni. Nel confronto del 2011 con Francis Fukuyama, autore de “La fine della storia”, Zhang aveva difeso l’esistenza di percorsi alternativi alla modernizzazione liberaldemocratica. In seguito ha rivendicato di aver previsto l’evoluzione negativa delle Primavere arabe, l’esigenza di riformare anche il sistema politico statunitense e l’ascesa di un populismo capace di portare Donald Trump alla Casa Bianca.


Una figura centrale nel dibattito cinese

Zhang Weiwei alterna l’attività accademica alla partecipazione a “This Is China”, programma politico trasmesso da Dragon TV, seguito da centinaia di milioni di visualizzazioni sui social. Nel maggio 2021 aveva inoltre presentato una relazione al Politburo del Partito comunista cinese presieduto da Xi Jinping, dedicata alla capacità della Cina di raccontare la propria identità al resto del mondo.

La sua impostazione resta fortemente contestata perché il richiamo alla specificità storica può trasformarsi, secondo i suoi critici, nella giustificazione di qualunque assetto politico come prodotto di una diversa evoluzione. È proprio su questo punto che si concentra il contrasto con la visione di Fukuyama: da una parte il valore centrale delle istituzioni liberaldemocratiche, dall’altra la convinzione che il successo cinese dimostri la possibilità di un modello differente.

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