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Attualità 2 min di lettura17 min fa

Welfare, il divario che pesa: al Sud meno asili e più fragilità

La spesa sociale italiana crescerà fino a 715 miliardi nel 2026, ma il sistema deve affrontare denatalità, invecchiamento e forti differenze territoriali.

A fare la differenza non sono soltanto le risorse stanziate, ma anche la loro distribuzione sul territorio. Nel Mezzogiorno, dove la fragilità economica e sociale è più marcata, i servizi per la prima infanzia restano molto meno disponibili rispetto al resto del Paese.

Tra il 2016 e il 2025, le famiglie composte da coppie con figli sono scese da 33 a 27 ogni 100, con una diminuzione del 18%. Nello stesso periodo sono aumentati del 10% i nuclei monogenitoriali con figli: un cambiamento che rende necessario ripensare interventi e servizi destinati alle famiglie.

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Il welfare cresce, ma cambia la domanda

La rete educativa per i bambini tra 0 e 2 anni offre 19,3 posti ogni 100 minori nel Mezzogiorno. Il dato sale a 37,9 posti nel Nord e raggiunge 40,4 nel Centro, confermando una distanza significativa nell’accesso ai servizi essenziali.

Queste differenze si inseriscono in un quadro di forte trasformazione demografica. Nel 2025 le nascite si sono fermate a 355mila, mentre i decessi sono stati circa 652mila: il saldo negativo è dunque pari a 297mila persone.


Pensioni al centro della spesa

Nel 2025 il welfare ha richiesto quasi 693 miliardi di euro, equivalenti al 60% dell’intera spesa pubblica. La previsione per il 2026 indica un esborso vicino ai 715 miliardi, mentre nel 2037 il totale potrebbe oltrepassare quota mille miliardi.

La previdenza raccoglie il 49,5% delle risorse e pesa sul prodotto interno lordo per il 16,3%. Il confronto con l’Eurozona evidenzia una quota più elevata rispetto alla media del 12,5%; al contrario, sanità, politiche sociali e istruzione incidono rispettivamente per il 6,6%, il 4,8% e il 4%, contro medie europee del 7,4%, 7,3% e 4,6%.

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La sfida è sostenere il sistema

La popolazione in età lavorativa è destinata a ridursi di 3,6 milioni di persone entro il 2040 e di 6 milioni entro il 2050. Il rapporto indica quindi tre priorità: favorire la natalità, ampliare la partecipazione al lavoro e rafforzare le competenze del capitale umano.

«Se noi vogliamo il welfare dobbiamo far crescere questo Paese», ha affermato Carlo Cimbri, presidente di Unipol. L’evoluzione demografica e quella delle strutture familiari impongono inoltre politiche capaci di rispondere a bisogni sempre meno uniformi.

Il quadro emerge dal rapporto “Welfare, Italia”, promosso da Unipol insieme a Teha Group e realizzato con il contributo di un Comitato Scientifico guidato da Giuseppe Guzzetti. Il documento è stato illustrato durante un Forum a Roma, al quale hanno partecipato, tra gli altri, Orazio Schillaci, Antonio Tajani e Paolo Zangrillo.

Ad aprire l’appuntamento è stato un messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: «Il Welfare non è una mera partita di spesa, bensì, nel nostro Paese ha sempre rappresentato un motore dell’economia e della società, agendo come risorsa per lo sviluppo e strumento di inclusione, caratteristiche preziose».

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