Musica dal vivo, il sostegno pubblico rende quasi sei volte l’investimento
Il percorso verso il nuovo Codice dello Spettacolo e l’applicazione del decreto ministeriale del 2024 trovano nel Rapporto Aiam 2025 un argomento centrale: secondo i dati raccolti, il finanziamento pubblico alla musica dal vivo non si es…
Il percorso verso il nuovo Codice dello Spettacolo e l’applicazione del decreto ministeriale del 2024 trovano nel Rapporto Aiam 2025 un argomento centrale: secondo i dati raccolti, il finanziamento pubblico alla musica dal vivo non si esaurisce nella spesa iniziale, ma produce ricadute economiche, fiscali e sociali misurabili.
Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura della Camera, ha sottolineato che l’esperienza dell’Associazione Italiana Attività Musicali può sostenere una revisione del Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo (FNSV), trasformandolo in uno strumento di co-investimento. Il rapporto indica infatti entrate complessive per 135,2 milioni di euro generate a partire da circa 23,5 milioni di assegnazioni del FNSV, con un ritorno vicino a sei volte la somma di partenza.
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Un altro dato evidenziato da Mollicone riguarda il saldo per le casse pubbliche. Gli enti e le associazioni aderenti alla rete hanno versato 23,84 milioni di euro tra imposte e contributi previdenziali, includendo Irpef, Irap, Ires, Inps e Inail: una cifra superiore al valore nominale dei finanziamenti statali ricevuti.
Per il presidente della Commissione Cultura, questo risultato dovrebbe entrare nella valutazione delle future politiche di sostegno allo spettacolo. La tesi è che le risorse destinate al settore non vadano considerate soltanto come trasferimenti, perché possono generare entrate fiscali e sostenere occupazione e attività economiche collegate.
Una rete capillare in tutta Italia
Nel 2025 le istituzioni collegate ad Aiam hanno organizzato 12.632 concerti in 1.157 comuni, coinvolgendo 2,5 milioni di spettatori. Le 253 realtà associate risultano distribuite tra Nord, Centro, Sud e Isole: rispettivamente 105, 56, 60 e 32 istituzioni.
La rete ha rappresentato il 44,02% dell’offerta italiana di musica classica e jazz rilevata dalla Siae. L’attività non si è concentrata soltanto nei grandi centri: la presenza nei territori periferici e nelle aree interne viene indicata come uno degli elementi utili a ridurre le disparità nell’accesso alla cultura.
Più lavoro e biglietti accessibili
Secondo il rapporto, il sistema Aiam ha attivato 54.186 lavoratori e prodotto oltre 80,7 milioni di euro in retribuzioni. Agli artisti è stato destinato il 69,59% di questa somma, mentre il prezzo medio dei biglietti si è attestato a 10,80 euro.
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Francescantantonio Pollice, presidente di Aiam, ha spiegato che la riduzione dei costi organizzativi consente di destinare maggiori risorse alla produzione artistica. Ha inoltre ribadito che «la musica diventa un bene pubblico solo quando ogni persona ha la possibilità concreta di incontrarla», collegando l’attività delle istituzioni musicali alla necessità di garantire continuità e prossimità dell’offerta.
Da dove arrivano le risorse
Il finanziamento pubblico supera gli 80 milioni di euro. Le Regioni rappresentano la componente principale, con il 41,56% e 33.322.842,72 euro; seguono il FNSV, con il 29,31%, i Comuni e gli altri strumenti statali. La distribuzione territoriale delle risorse assegna il 36,70% al Nord, il 29,06% alle Isole, il 21,37% al Centro e il 12,87% al Sud.
Sul fronte privato, la voce più consistente è costituita da biglietti e abbonamenti, che hanno raggiunto 20.826.350,25 euro, pari al 15,41% delle entrate totali. Completano il quadro sponsorizzazioni e contributi aziendali, al 19,25%, corrispettivi da privati, al 17,38%, Art Bonus, al 13,66%, e contributi delle fondazioni bancarie, all’11,84%.
L’impatto supera i confini nazionali
La rete non ha limitato la propria attività all’Italia. Nel corso dell’anno sono stati realizzati 298 concerti in 149 città estere, con iniziative distribuite in 51 Paesi di tutti i continenti.
Il Rapporto Aiam 2025, presentato nella Sala Spadolini del ministero della Cultura, è arrivato alla quarta edizione. Il documento viene descritto come una base tecnica per le decisioni legislative ed economiche sullo spettacolo dal vivo, in una fase segnata dalla preparazione del Codice dello Spettacolo e dalla definizione delle regole per la programmazione pluriennale.
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