Aule invivibili e scuole disuguali: il divario che attraversa l’Europa
Dal caldo che blocca la concentrazione ai bagni senza acqua, diversi Paesi mostrano strutture scolastiche fragili e risposte pubbliche ancora incomplete.
Il piano greco sostenuto dalla Fondazione Onassis prevede la riqualificazione di istituti pubblici situati soprattutto nelle aree con maggiori difficoltà economiche, grazie a 160 milioni di euro messi a disposizione. L’iniziativa ha tuttavia aperto una discussione sui criteri di accesso e sulle modalità di selezione degli studenti.
GioiaPura
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Le disuguaglianze iniziano dagli edifici
Le condizioni degli ambienti scolastici si inseriscono in un quadro più ampio di disparità educative. Secondo i dati Ocse collegati a PISA 2025, in Romania la distanza nei risultati di scienze tra quindicenni appartenenti ai gruppi sociali più favoriti e quelli svantaggiati arriva a 122 punti; in Francia è di 100, contro una media Ocse di 85 e i 71 registrati in Spagna.
Questi numeri non provano che un edificio degradato determini direttamente il rendimento, ma confermano la natura strutturale delle differenze nell’istruzione. A incidere sono anche le risorse disponibili, la continuità delle politiche pubbliche e la distribuzione disomogenea dei servizi.
In Austria il caldo pesa sui risultati
Durante l’ondata di calore del giugno 2026, una ricerca dell’Austrian Institute of Technology ha coinvolto più di 1.500 tra studenti e insegnanti. L’88% dei partecipanti ha indicato la temperatura interna come una causa di disagio; tre persone su quattro hanno segnalato stanchezza, difficoltà a concentrarsi e spossatezza, mentre oltre la metà ha accusato mal di testa.
Un monitoraggio realizzato dall’Università di risorse naturali e scienze della vita di Vienna in un istituto della capitale aveva già registrato valori critici nel maggio e nel giugno 2025. In 25 giornate il termometro aveva oltrepassato i 27 gradi e in 16 aveva raggiunto almeno i 30; talvolta le aule erano già prossime ai 28 gradi all’inizio delle lezioni. Anche l’anidride carbonica aveva superato più volte le 1.400 parti per milione.
Elisabeth Gutenberg, che dirige il liceo Maroltingergasse di Vienna, ha descritto l’impatto sulla didattica: «Ogni anno vediamo quanto diventino difficili le lezioni nei mesi più caldi, non soltanto per gli studenti ma anche per gli insegnanti». La dirigente ha aggiunto che, in alcune occasioni, il calore provoca problemi circolatori nei bambini.
In Romania i lavori arrivano in ritardo
Nel villaggio di Balta Arsă, nel distretto di Botoșani, più di 80 alunni dei primi anni di scuola hanno trovato aule dotate di lavagne interattive e dispositivi digitali, ma ancora utilizzato servizi igienici esterni. Il Comune ha rinviato la costruzione dei bagni interni in attesa di un nuovo edificio, sostenuto da un progetto dal valore di circa 3 milioni di euro.
Il contrasto tra tecnologia e servizi fondamentali rende visibile la distanza tra modernizzazione e condizioni quotidiane. Un istituto può possedere strumenti avanzati e, nello stesso tempo, non offrire acqua corrente o spazi sanitari adeguati.
Il 9 ottobre 2026 il governo rumeno ha destinato 7,849 milioni di lei, pari a circa 1,6 milioni di euro, a interventi in 97 scuole pubbliche di 16 distretti. Gli istituti interessati presentavano bagni all’aperto, assenza di collegamenti alla rete fognaria o mancanza di acqua corrente.
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Le risorse erano state assegnate già nel 2025, ma gli interventi non erano stati avviati oppure erano rimasti incompleti. L’anno scolastico era cominciato il 7 settembre, rendendo evidente il ritardo tra l’apertura delle lezioni e l’approvazione dei nuovi finanziamenti.
Docenti e strutture sotto pressione
All’inizio del 2026-2027, il ministro dell’Istruzione Mihai Dimian aveva indicato circa 700 istituti alle prese con cantieri, procedure per l’autorizzazione antincendio ancora pendenti o spazi insufficienti a causa dell’aumento degli iscritti. Le situazioni coinvolgevano all’incirca il 3% della popolazione studentesca.
Secondo Ion-Ovidiu Pânișoară, professore di Scienze dell’educazione presso l’ateneo della capitale rumena, il sistema risente di finanziamenti insufficienti da lungo tempo e di politiche prive di continuità. «Un bambino che arriva in una scuola in condizioni deplorevoli impara che la scuola non conta», ha osservato.
Il docente ha collegato le difficoltà degli edifici a quelle del personale: carichi di lavoro elevati, stipendi poco competitivi e riconoscimento sociale limitato rendono più fragile la condizione degli insegnanti. A suo giudizio, servono investimenti costanti, sostegno ai docenti e interventi mirati per ridurre la distanza tra aree urbane e rurali, non soltanto nuove riforme.
Bulgaria, progressi e nuove emergenze
In Bulgaria più della metà degli istituti conta meno di 200 studenti. Il rapporto Ocse pubblicato nel giugno 2025 evidenzia che le scuole piccole, soprattutto nei territori rurali e isolati, dispongono di margini più ridotti per reperire risorse; uno studio Unicef del 2020 segnala inoltre problemi di riscaldamento in inverno e l’assenza, in alcune sedi, di bagni interni, palestre o laboratori scientifici.
Nelle città il problema cambia forma: l’aumento della popolazione ha ristretto gli spazi e favorito l’organizzazione delle lezioni su due turni. A Sofia più della metà degli studenti frequenta secondo questo modello. I dati PISA indicano inoltre che il 24% degli alunni è iscritto in scuole i cui dirigenti segnalano infrastrutture che ostacolano almeno in parte il lavoro didattico; il dato non è cambiato tra il 2022 e il 2025.
Il 30 settembre 2026 il governo ha annunciato la conclusione di oltre 2.000 laboratori per le discipline scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche. Il programma ha interessato 2.271 scuole statali e comunali, ma la manutenzione resta un nodo aperto: all’inizio del 2025 gli istituti che necessitavano di riparazioni erano 865, scesi a 624 nell’estate dello stesso anno.
Le proteste degli studenti di una scuola tecnica professionale di Varna hanno portato all’attenzione anche l’uso delle aule specialistiche e delle attrezzature, oltre all’uscita di numerosi insegnanti e alle contestazioni sulla gestione economica dell’istituto. A Plovdiv, invece, la riapertura di un liceo umanistico rinnovato ha suscitato le lamentele dei genitori: le fotografie mostravano ambienti molto stretti e poco spazio tra i banchi. Secondo le segnalazioni, alcune aule sarebbero state ricavate dividendo spazi più grandi, con possibili dubbi sul rispetto delle regole nazionali.
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